Newsletter Enpam n. 8/2012
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Promemoria: Riforma delle pensioni Enpam
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Lo Stato ha perso 2,6 miliardi in derivati
Il Ministero del tesoro ha dovuto pagare 2,6 miliardi di euro alla banca d’affari Morgan Stanley per una perdita legata a strumenti finanziari derivati. La cifra è stata rivelata il 16 marzo dall’agenzia americana Bloomberg ed è stata rilanciata solo da pochi media italiani. Il Governo ha successivamente ammesso di avere in portafoglio derivati per 160 miliardi di euro, pari al 10% del dei titoli di Stato in essere.
Per approfondire:
Notizia dell’agenzia Bloomberg (in inglese)
L’analisi dell’economista Alessandro Penati (la Repubblica)
Articolo “Il Tesoro ha in portafoglio derivati per 160 miliardi” (Il Sole 24 Ore)
Derivati
– Italy Said to Pay Morgan Stanley $3.4 Billion
– Troppi rischi e scarsa trasparenza è ora di dire basta ai derivati di Stato
– Il Tesoro ha in portafoglio derivati per 160 miliardi
Società, vale il codice deontologico
In materia di pubblicità le società di capitali sono soggette al potere disciplinare degli Ordini professionali. A sancire il principio è stata la Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi su una sospensione inflitta al direttore sanitario di due cliniche odontoiatriche appartenenti a un network internazionale.
La Corte ha stabilito che gli “Ordini professionali hanno il potere di verifica, al fine dell’applicazione delle sanzioni disciplinari, della trasparenza e della veridicità del messaggio”. Nel caso specifico, tuttavia, i magistrati hanno accolto il ricorso dell’odontoiatra sanzionato perché la sanzione era stata inflitta sulla base di una normativa del 1992 che è stata ritenuta abrogata. Il caso è stato quindi rinviato alla Commissione centrale esercenti professioni sanitarie (CCEPS) per una nuova decisione.
Nella sentenza, depositata il 9 marzo 2012, gli ermellini hanno anche affermato che i poteri in materia di pubblicità ingannevole e pratiche commerciali scorrette affidati all’Autorità garante della concorrenza e del mercato non sostituiscono ma si aggiungono a quelli degli Ordini.
Le considerazioni dei giudici sono state accolte con soddisfazione dall’Ufficio Odontoiatri della Fnomceo perché dimostrano, si legge in una nota, “la correttezza dell’impostazione che gli Ordini e la Federazione hanno sempre cercato di dare al delicato tema della pubblicità e dell’informazione sanitaria”.
