Digital revolution, e-health e l’impatto sulle professioni sanitarie*

oliveti*Intervento di apertura del Convegno del 6 maggio 2015 di Alberto Oliveti, presidente della fondazione Enpam

Se dovessi dare un titolo al mio intervento di introduzione ai lavori di questo convegno lo intitolerei l’ottimismo della buona ragione. Ottimismo inteso quasi come un dovere morale, che tiene in debito conto, ma supera, il pessimismo della ragione kantiano e unisce l’ottimismo della volontà con l’esigenza di previsione razionale del futuro prossimo cui orientare le scelte strategiche.

Sono convinto che l’impatto cui fa riferimento il titolo, rappresenti una straordinaria opportunità per i professionisti che lavorano nei sistemi di servizio alla salute e di protezione sociale.

Dal mondo dell’economia, oggi si dice possa essere conveniente investire in servizi alla persona ed alla collettività, nelle bio, farmaco e nanotecnologie, nella green economy e nell’energia pulita. Riguardo ai giovani – nativi digitali – attratti dalle scienze mediche, questa è un’epoca straordinaria per la enorme disponibilità di informazioni scientifiche, per la crescente domanda di salute, per la nuova esigenza di competenze tecniche altamente specializzate (cd. e-skills) e per la trasformazione delle modalità di comunicare e di relazionarsi (social network) conseguenti appunto alla rivoluzione digitale.

La Fondazione Enpam, che dal lavoro in sanità ricava i contributi per finanziare la previdenza e l’assistenza, nella continuità del patto generazionale per cui chi lavora mantiene chi ha lavorato, si sente pienamente coinvolta dalle problematiche del nostro welfare.

Problematiche sintetizzabili in due concetti. Il primo, l’indiscutibilità del welfare come indicatore di civiltà di un paese evoluto. Il secondo è la sua sostenibilità, nel rapporto tra costi crescenti ed efficacia di azioni, in pratica la sua esigenza di essere efficiente, appropriato ed adeguato.

Si dice che i dati siano informazioni e l’informazione sia potere, inteso come opportunità di ben fare. La digitalizzazione è uno strumento di diffusione semplificata ed accessibile di informazioni e contenuti che può permettere quindi condivisione di conoscenza, progresso scientifico e riduzione in scala di costi.

Inoltre, come sempre successo per tutte le novità sostanziali nella storia dell’evoluzione del sapere scientifico, la digitalizzazione può contribuire efficacemente all’ampliamento dei confini e degli orizzonti della conoscenza e quindi in definitiva contribuire alla nascita di nuovi lavori.

La ricerca e l’innovazione sono elementi indispensabili di sviluppo per la crescita del Paese, nel doveroso allineamento degli interessi di generazioni subentranti all’interno di un sistema di benessere sociale. I nostri giovani all’estero li vogliono, ci sarà un perché. Noi in loro abbiamo fiducia. A

ppare quindi doveroso essere ottimisti, anche per contrastare il piangersi addosso purtroppo dominante, e operare con fiducia investimenti strategici, promuovendo la cooperazione tra tutti gli attori al tavolo, nella chiarezza di chi fa cosa.

Questo il motivo per cui ENPAM ha deciso di investire una parte del suo Patrimonio in ricerca biomedica e si rende disponibile a valutare investimenti, in un progetto condiviso, nelle reti e nelle infrastrutture digitali.