Smart Media e Social Network in Medici: domani workshop nazionale all’università Bicocca di Milano
FIMMG NOTIZIE – L’ultimo rapporto Censis sulla comunicazione pubblicato alla fine del 2013 ci fotografa come una popolazione sempre più affascinata (qualcuno direbbe dipendente) dai social media, dagli smartphone e dai tablet. Il 44% degli italiani ha un account su Facebook, il 40% usa regolarmente YouTube e il 10% è iscritto a Twitter. Percentuali queste che crescono se come denominatore si considera il totale degli italiani che usano Internet (pari al 63% della popolazione).
Su smartphone e tablet siamo poi ai primi posti delle classifiche mondiali, posizione che da anni continuiamo a tenere ben salda. Smartphone e tablet, grazie al fatto che non sono semplici dispositivi telefoni ma dei veri e propri computer, hanno delle enormi potenzialità che possono essere sfruttate in ambito medico sanitario. Non solo per informare i cittadini/pazienti o fornire loro servizi basati sulla geolocalizzazione (dove cioè trovare asl, farmacie, ospedali, strutture sanitarie per specifiche patologie che siano le più vicine a noi), ma soprattutto per attivare programmi di promozione della salute o per gestire patologie croniche.
Tra le oltre 40.000 applicazioni presenti sul solo iTunesStore (il negozi virtuale della Apple), sono infatti già disponibili applicazioni che permettono di tenere sotto controllo il peso modificando i nostri stili di vita attraverso programmi dietetici e sessioni di esercizio fisico , e applicazioni che, attraverso l’impiego di appositi dispositivi da collegare allo smartphone o al tablet, permettono di tenere sotto controllo la glicemia nei pazienti diabetici.
Inoltre tali strumenti possano dare un prezioso supporto alla lotta al fumo, alle droghe, all’abuso di alcol e nella prevenzione delle principali malattie ad elevato impatto sociale, tra cui quelle cardiovascolari. Perché siano effettivamente sicure, prima ancora che utili, occorre però, almeno per le applicazioni più delicate, che siano in qualche modo certificate. Negli Stati Uniti, per esempio, dove di recente sono state rese pubbliche le prime linee guida sullo sviluppo delle applicazioni mediche, sono ormai numerose le apps certificate dalla Food and Drug Administration, mentre da noi il problema è ancora poco sentito.
Molto simile è il discorso sui social media (in particolare Facebook e Twitter), sui social network sanitari e sulle online communities (piattaforme di social networking controllate e dedicate a specifiche patologie/argomenti). Anche in questo caso quella della promozione della salute e della gestione/prevenzione delle malattie non trasmissibili (o “sociali”), in particolare quelle croniche, è certamente l’area più promettente della loro applicazione. E’ infatti dimostrato che tali strumenti sono in grado di modificare il comportamento delle persone con le quali è stabilita una relazione. Se usati correttamente, sono quindi in grado di favorire le “giuste cause” e modificare (in meglio) il comportamento delle persone e i loro stili di vita.
Diversi studi randomizzati suggeriscono infatti come strumenti di questo genere, nei quali i pazienti possono accedere a informazioni accreditate, condividere le proprie storie/esperienze ed eventualmente i propri dati e porre domande a specialisti del settore sanitario, aiutino a ridurre l’incidenza di stress e depressione in pazienti oncologici, a tenere maggiormente sotto controllo la glicemia in pazienti con diabete di tipo 2 , e ad aumentare il tasso di vaccinazioni anti-influenzali. Altri studi hanno poi evidenziato come le online communities possano aumentare l’aderenza a programmi di esercizio fisico, soprattutto tra coloro che hanno un basso livello di socialità. Anche l’uso di social media sembra essere particolarmente efficace come strumento di promozione della salute.
Un recente studio ha dimostrato come negli Stati Uniti l’uso di Facebook abbia contribuito ad aumentare di circa 6 volte il numero di donazioni di organi, mentre un altro, randomizzato, ha dimostrato come l’impiego di una community costruita su Facebook può aumentare l’attività fisica di giovani pazienti sopravvissuti a una malattia oncologica. Le applicazioni di questo genere non si limitano all’impiego di Facebook, ma riguardano anche Twitter. Uno studio randomizzato ha infatti dimostrato come una community costruita su Twitter abbia aiutato i pazienti arruolati a perdere peso in maniera statisticamente significativa rispetto al gruppo di controllo grazie ai suggerimenti periodici di un dietologo e alla loro partecipazione/interazione.
Non bisogna poi dimenticare le potenzialità della cosiddetta “sentiment analysis”, pratica generalmente usata dalle aziende per raccogliere, monitorare, valutare i contenuti e le conversazioni pubblicati dai cittadini sui social media al fine di “gestire la propria reputazione online”. Tecniche di questo tipo oggi sono applicate in ambito sanitario per il controllo e la sorveglianza delle malattie epidemiche, il monitoraggio di certe categorie di farmaci e per attivare veri e propri programmi di farmacovigilanza.
Eugenio Santoro
