SANITA’: IL CHIRURGO DA GAZA, 45 INTERVENTI IERI FINO ALLE 3 DI NOTTE
(AdnKronos Salute) – “Sono un chirurgo toracico da 35 anni, qui ho visto qualcosa di diverso dal solito: cosa vuol dire chirurgia di guerra. I feriti arrivano in pronto soccorso ‘a gittate’, poco dopo ogni bombardamento.
Per la maggior parte sono giovani, anche bambini, con fratture esposte, traumi cranici e addominali, vasi e arterie ‘stracciate’ dalle schegge delle granate. Ieri la giornata peggiore: siamo stati in sala operatoria dalle 18-19 alle 3 di notte, per 45 operazioni”.
E’ il racconto del chirurgo di Medici senza Frontiere Cosimo Le Quaglie, sul campo a Gaza dal 16 luglio, presso l’Ospedale generale di Al Shifa, una struttura in centro.
“Sono venuto qui dopo una tappa inattesa tra Parigi e Gerusalemme – racconta il chirurgo all’Adnkronos Salute, raggiunto telefonicamente “mentre sono in corso i bombardamenti” – perché anche se tutti i documenti e i permessi erano stati fatti, non si riusciva a entrare.
Si può dire comunque che sono arrivato subito dopo l’inizio della crisi, e ieri è stata la giornata peggiore per numero di morti e feriti. L’ospedale ha 8 sale operatorie e un centro ustioni, ed è vicino ad altre cliniche, tre delle quali sono state abbattute, per questo i pazienti sono stati portati da noi.
Si tratta di un buon ospedale, attrezzato però con uno strumentario vecchio di 10 anni rispetto a quello che usiamo noi”, riferisce Le Quaglie, che in Italia dopo 5 anni all’Int di Milano ora lavora all’Irccs Crob di Rionero in Vulture.
“Mi hanno spiegato – racconta ancora – che le lesioni che vediamo sono l’effetto delle granate: le schegge schizzano come mine impazzite ed entrano nel corpo, provocando anche minuscole ma pericolose perforazioni. Una sfida per un chirurgo”.
Anche l’organizzazione dell’assistenza ha creato qualche problema. “Fino a pochi giorni fa, all’arrivo dei feriti in pronto soccorso – racconta – si creava il caos, con 4-5 medici su ogni paziente, ma ora mi sembra che si sia impostato un approccio più organizzato”.
Un aspetto di cui si parla poco, secondo il chirurgo, è il numero di vittime tra gli autisti delle ambulanze. “Raccogliere i feriti e trasportarli da noi è diventato pericolosissimo, come testimoniano i numeri delle vittime resi noti dal ministero della Salute”.
In questa situazione “così drammatica, tanto che spero ogni giorno che qualcuno si metta una mano sul cuore e ponga fine a questa guerra”, Le Quaglie ricorda una storia a lieto fine, che ha segnato il suo ‘primo giorno’ di lavoro. “Ero appena arrivato e ho insistito per operare un ragazzo con una scheggia nella vena cava. E’ andato tutto bene, e lui è tornato a casa dopo tre giorni. Questo mi ha anche garantito la stima dei colleghi, per i quali ero un perfetto sconosciuto”, conclude.
Le Quaglie, aziende donino prodotti a sede Msf di Gerusalemme, poi da li’ possono arrivare da noi. “Non ci sono suturatrici meccaniche, che ci permetterebbero di accelerare notevolmente il lavoro. E mancano anche collanti, sigillanti, patch e fili di sutura di ultima generazione: qui si usano i fili di seta, che noi impiegavamo 25 anni fa”.
A segnalarlo all’Adnkronos Salute è il chirurgo di Medici senza frontiere Cosimo Le Quaglie, sul campo a Gaza dal 16 luglio, all’Ospedale generale di Al Shifa. “Ho cercato di raccogliere il materiale tramite il mio istituto” al Crob di Rionero in Vulture, “ma il problema è anche quello di farlo arrivare fin qui. Lancio un appello alle aziende, che conoscono bene questi prodotti e potrebbero donarli, spedendoli alla sede di Msf a Gerusalemme”.
Si tratta di materiale fondamentale per riparare ferite e lacerazioni “causate dalle piccole schegge delle granate. Avere dotazioni moderne può fare la differenza in sala operatoria, per le lesioni interne e per quelle esterne. Mancano sigillanti, emostatici, collanti, suturatrici meccaniche, fili riassorbili e non e patch”, conclude. (Mal/AdnKronos Salute) 31-LUG-14 18:15
