SANITA’: FIMMG, OGNI ANNO FINO A 20 AGGRESSIONI GRAVI A GUARDIE MEDICHE
(Adnkronos Salute) – Roma, Ogni anno si registrano da 10 a 20 episodi gravi di aggressione ai medici. Casi eclatanti riportati dalle cronache dei giornali, locali e nazionali. Ma se questo trend è stabile da qualche anno sono invece in crescita i piccoli episodi di aggressività verso i camici bianchi, non denunciati nè classificati, ma che rendono difficile l’attività quotidiana dei dottori del territorio ‘in prima linea’: guardie mediche, operatori dell’emergenza, psichiatri.
A tracciare il quadro, dopo la morte della dottoressa Paola Labriola, uccisa a Bari da un suo paziente, è Silvestro Scotti, vicesegretario nazionale della federazione dei medici di famiglia (Fimmg) che sottolinea come sia cresciuta in questi ultimi anni anche la percezione di pericolo dei medici delle categorie più esposte. “Il 90% dei colleghi della guardia medica- spiega Scotti all’Adnkronos Salute – ritiene che l’aggressività sia in netta crescita. La maggioranza riferisce almeno un episodio subito in un anno”.
La Fimmg, precisa Scotti, raccoglie e classifica i casi riportati dalla stampa, “dati concreti che possiamo ritenere oggettivi, ma che rappresentano solo la punta dell’iceberg”. Ciò che rende però difficile la vita dei sanitari ‘in prima linea’ è la conflittualità diffusa, resa più aspra dalla crisi economica, sottolinea Scotti. “I problemi – aggiunge il rappresentante sindacale – si concentrano sulla richiesta di prescrizioni o prestazioni improprie, soprattutto quando gli utenti temono che il rifiuto, per quanto motivato e giusto del medico, possa trasformarsi in una spesa, anche solo per un farmaco non particolarmente costoso”.
Un altro problema che crea forte conflittualità, ricorda Scotti, “è la questione dell’esenzione per reddito, che il medico deve certificare sulla ricetta. Una procedura che però, se il paziente non ha documentazione, non può essere fatta dal medico di guardia che non ha una struttura informatica nè conosce personalmente l’utente. Questo scatena spesso la rabbia dell’assistito e situazioni di conflitto”. Insomma, sui medici in particolare quelli territoriali, dice Scotti, “purtroppo si scaricano tutti i problemi relativi alle inefficenze e al malfunzionamento del sistema. L’utente identifica il medico come l’istituzione.
La personificazione di: direttore generale, ministro, assessore e via dicendo. Ed è per questo che arriva a confrontarsi con lui, nel peggiore dei casi, persino fisicamente. Prendersela con il medico è come scagliarsi contro la sanità che non funziona, senza rendersi conto che invece la soluzione a molti problemi è proprio nell’alleanza con il camice bianco il cui impegno professionale e deontologico è la tutela della salute del paziente”.
(Ram/Adnkronos Salute) 04-SET-13 16:57
