SANITA’: CHIRURGHI A LORENZIN, RIVEDERE TITOLO V COSTITUZIONE PELLEGRINO, UNIFORMARE CURE E GARANTIRE STESSE CONDIZIONI LAVORO A OPERATORI
(Adnkronos Salute) – Roma, Rivedere il titolo V della Costituzione così da uniformare le cure a prescindere dalla Regione di appartenenza. E garantire le stesse condizioni di lavoro a tutti gli operatori sanitari.
A chiederlo è Tommaso Pellegrino, dirigente medico di chirurgia generale presso l’Azienda universitaria ospedaliera policlinico Federico II di Napoli, a nome del Consiglio direttivo nazionale dell’Associazione chirurghi ospedalieri italiani (Acoi), in una lettera inviata al ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
Non solo riforme costituzionali, però.
Per i chirurghi dell’Acoi è necessario mettere mano anche alla formazione professionale.
“Il numero chiuso dei corsi di laurea – si legge nella lettera – non ha senso se poi tanti neolaureati hanno difficoltà ad accedere alle scuole di specializzazione”. E ancora. Per l’Acoi, anche il numero programmato nelle scuole di specializzazione “non ha senso se – scrive Pellegrino – non c’è nessuna possibilità di accesso al mondo del lavoro.
Tanti neo specialisti, infatti, spesso per guadagnare qualcosa si devono adattare, mettendo completamente da parte la specializzazione che hanno conseguito”.
Un altro nodo da sciogliere, per i chirurghi, è certamente l’aumento del numero delle denunce per presunti errori.
“Negli ultimi anni – spiega nella lettera Pellegrino – stiamo assistendo ad un aumento del numero di risarcimenti, non certo per una diminuzione delle capacità dei chirurghi e dei medici italiani ma per una condizione di isolamento che spesso gli stessi vivono, tale da renderli facili bersagli da parte di chi, attraverso una speculazione, vuole trarne benefici e facili guadagni.
Questo non vuol dire che chi commette errori non debba pagare, anzi al contrario”.
Da qui la richiesta di un’assicurazione da parte delle aziende sanitarie per i medici e per i chirurghi che ci lavorano. “Se sbaglia un magistrato – scrive Pellegrino – è lo Stato che subentra per il risarcimento; se sbaglia un operaio è l’azienda che interviene per il risarcimento; non si capisce perchè nel caso dei medici le condizioni debbano essere diverse”.
Non solo. Secondo l’Acoi è necessario istituire un Albo dei periti ‘ad hoc’: “Spesso – scrive Pellegrino – si viene giudicati da periti e da consulenti poco competenti. Sarebbe quindi opportuno istituire un Albo che ne possa garantire in modo trasparente il livello professionale e le competenze, al fine di evitare che ‘non specialisti’ possano esprimere pareri tecnici su interventi di chirurgia, come spesso è accaduto a tanti colleghi”.
(Stg/Adnkronos Salute) 02-LUG-13 16:36
