PROFESSIONI: ORDINI O CASTE? CONTINUA A FAR DISCUTERE L’ANOMALIA ITALIANA. ATTACCO DI VECCHIO (SC) E RISPOSTA DI CALDERONE-BONE (TIMES), PUNTO FORTE E DEBOLE ITALIA
Roma, 11 mar. (Adnkronos/Labitalia) – Avvocati, giornalisti, commercialisti, medici, ingegneri e seppure in misura minore farmacisti e geometri. Anche tra i parlamentari della XVII legislatura il mondo delle professioni e’ saldamente presente (i piu’ numerosi ancora una volta sono gli avvocati, 110 tra Camera e Senato), tanto da far dire a qualcuno che in Italia c’e’ un partito trasversale, ‘il partito delle professioni’, accusato di fare sempre e comunque gli interessi della categoria.
E non ci sarebbe dunque solo una casta, ‘la casta’ che Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo descrissero nel loro fortunato libro del 2007, ma ‘le caste’ rappresentate soprattutto dagli Ordini professionali, come denuncia con Labitalia Andrea Vecchio, deputato di Scelta Civica, siciliano e imprenditore del settore edile: “Gli Ordini sono vere e proprie corporazioni messe a guardia degli interessi degli avvocati e non solo, anche dei notai, dei medici, dei farmacisti, di tutti quelli che si riconoscono nelle varie congreghe dei Rotary, Lions e cosi’ via”, dice senza peli sulla lingua il deputato.
“Non credo che siano rappresentazioni degne di un Paese maturo -insiste Vecchio- che deve lasciare liberi i cittadini nelle loro scelte.
Gli Ordini servono per proteggere e garantire gli orticelli delle varie classi dirigenti degli avvocati, dei notai e cosi’ via, e non tanto i singoli iscritti. E proprio i vertici degli Ordini interloquiscono con il governo, una cosa non degna di un Paese civile”.
“Non mi risulta che negli altri Paesi esista qualcosa come gli Ordini professionali o gli esami di Stato, residui del fascismo e del periodo borbonico”, conclude Vecchio. “E’ vero -conferma a Labitalia James Bone, corrispondente dall’Italia del quotidiano inglese ‘The Times- in Inghilterra non esiste alcun ordine professionale. Molti anni fa c’era il cosiddetto close-shop (il ‘negozio chiuso’ ndr’) ossia solo i soci di quel sindacato di professionisti potevano tentare quella professione, ma poi e’ stato abbandonato. Oggi ci sono regole piu’ strette per accedere a certe professioni come l’avvocato ma non c’e’ l’esame di Stati, solo un’abilitazione, un permesso dello Stato a esercitare. Per altre categorie come farmacisti o architetti, non c’e’ proprio niente: basta la qualifica e non c’e’ un limite al numero di persone che possono accedere alla professione”. Gli Ordini italiani, pero’, dicono di essere garanti della qualita’ delle prestazioni del professionista. “Puo’ darsi -dice Bone- ma la qualita’ c’e’ anche nei Paesi dove gli ordini non ci sono”.
“I problemi non sono per chi e’ dentro un Ordine, ma per chi ne e’ fuori -sottolinea Bone- e questo sono soprattutto i giovani, che invece dovrebbero entrare per primi nel mercato del lavoro”. “Questo fatto di appartenze a un ordine che puo’ creare una casta -dice il corrispondente del ‘The Times’- e’ una delle cose piu’ interessanti dell’Italia: e’ un punto forte e un punto debole al tempo stesso, perche’ non crea mobilita’ sociale e si sposa con la cultura della Chiesa cattolica per cui ognuno ha un suo posto assegnato nel mondo e non si deve cercare di cambiarlo”.
Per quanto riguarda l’influenza delle caste sulla vita parlamentare, Bone spiega: “Da noi c’e’ una certa regolamentazione delle lobbies, meno che in America ma c’e’. E’ naturale che qualche regola ci vuole, soprattutto per far sapere chi fa cosa e per chi, insomma per la trasparenza”. In conclusione, dice Bone, “le caste sono responsabilita’ della troppa storia che ha vissuto l’Italia”. “Anche il mio Paese ha una storia lunga, ma non cosi’ lunga come quella dell’Italia. E poi l’Italia sono almeno 8-9 Paesi, mentre noi siamo 4 Paesi.
A difendere gli Ordini e la loro utilita’ ci pensa Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro e anche del Cup, il comitato che rappresenta tutte le professioni ordinistiche. “Chi continua a chiedere l’abolizione degli Ordini come soluzione ai problemi dell’Italia -spiega- non conosce la realta’ del Paese. Continuare ad alimentare questo stantio refrain e’ assolutamente improduttivo e privo di ogni significato”.
Calderone ricorda che con gli ultimi governi e’ stata fatta una riforma del sistema ordinistico “che presenta caratteristiche di modernita’ assolute, specialmente se si confronta con altre realta’”. “Bisgona ancora ascoltare il trito rituale di chi asserisce che gli Ordini frenano l’ingresso nelle professioni dei giovani ma non conosce i numeri. Dei 2,3 milioni iscritti agli Ordini professionali oltre il 50% e’ under 40 e si e’ iscritto negli ultimi dieci anni. Questi sono numeri, le polemiche sono chiacchiere inutili”.
Ogni professionista, dice la presidente, “con le sue specificita’ e competenze, rappresenta quel valore aggiunto fondamentale al processo di modernizzazione della nostra economia e delle attivita’ svolte dalla pubblica amministrazione”. “Tra occupazione diretta e indotto, il bacino occupazionale delle professioni e’ stimato in poco piu’ di 3,9 milioni di posti di lavoro, pari al 15,9% dell’occupazione complessiva, con l’8,5% di occupazione diretta e l’8,7% nell’indotto.
Gli ordini professionali non amministrano solo i propri iscritti, ma garantiscono attraverso una continua e fattiva collaborazione con le istituzioni, anche attraverso le attivita’ portate avanti dal Comitato unitario permanente degli ordini e collegi professionali, la tutela degli interessi dei cittadini e dello Stato”, conclude.
(Lab) /Opr/Adnkronos) 11-MAR-14 15:09
