Previdenza: Pensions Europe a Ue, sviluppo piani complementari. Manifesto a Commissione, proteggere fondi da tagli governi
(ANSA) – Invecchiamento della popolazione e vincoli finanziari dei conti pubblici. È questo contesto che ha portato PensionsEurope, federazione europea che rappresenta le associazioni nazionali dei fondi pensione (tra cui l’italiano Mefop, Sviluppo Mercati Fondi Pensione), a redigere un manifesto per le pensioni in Europa rivolto alla prossima Commissione europea presieduta dal lussemburghese Jean-Claude Juncker.
Lo scopo del manifesto è chiaro: influenzare i politici europei ad attuare un quadro normativo che favorisca lo sviluppo di piani pensionistici complementari, istituiti dalle aziende a favore dei loro lavoratori, per proteggere le pensioni a capitalizzazione, vale a dire la modalità di finanziamento del sistema pensionistico in cui le risorse per il pagamento delle pensioni provengono dalla capitalizzazione, a cura di un gestore, dei contributi versati in passato dai lavoratori e/o dai datori di lavoro.
Tra i capisaldi del manifesto si legge: riconoscere il valore sociale dei fondi pensione, aiutare milioni di lavoratori ad accedere a forme di pensione non finanziate dai datori di lavoro, incentivare lo sviluppo di questo tipo di pensioni anche nei Paesi dell’Europa dell’est, proteggere i fondi pensione dai tagli dei governi nazionali, elaborare una nuova Direttiva Ue Pensioni (IORP) che riconosca la grande varietà dei modelli pensionistici europei e non imponga standard inefficaci, bloccare gli alti requisiti di capitale propri delle compagnie assicurative, considerare accuratamente gli impatti della nuova legislazione in merito ai mercati finanziari sui fondi pensione, eliminare le barriere per chi vuole investire i propri fondi pensione nell’economia reale.
Diversi Paesi europei hanno cercato di ridurre i disavanzi pubblici a scapito dei fondi pensione esistenti, avverte PensionsEurope, citando ad esempio l’introduzione di tasse sulle pensioni integrative (in paesi come il Portogallo, Regno Unito e Irlanda) e la nazionalizzazione dei fondi pensioni (Portogallo). Joanne Segars, presidente di PensionsEurope, sottolinea “il bisogno di una voce forte”. “Le decisioni di alcuni governi in Europa, prese per soddisfare esigenze finanziarie immediate, hanno creato danni a lungo termine ai fondi pensione che hanno un orizzonte di 30, 40 o anche 50 anni”.
E continua: “Sono stati così penalizzati non solo i fondi, ma anche la fiducia delle imprese e delle persone che hanno optato per forme pensionistiche complementari”.
Secondo Segars, la via da seguire è quella del Regno Unito, dove il governo ha introdotto una nuova legislazione a ottobre 2012 che rende obbligatorio, progressivamente, per tutti i datori di lavoro l’iscrizione automatica dei propri dipendenti a fondi di previdenza complementare.
(ANSA). RED-BRB/ S0A QBXB
