(ER) SANITÀ. ANAAO LANCIA L’ALLARME: TROPPI PRECARI, E SFRUTTATI AZIENDE LI INGAGGIANO COME SIMIL-PARTITE IVA, “BASTA, ASSUMETELI”
(DIRE) Bologna, 26 set. – Nel Policlinico di Modena quest’anno ci sono 132 contratti libero-professionali attivi contro una quota di 430 medici dipendenti, il che vuol dire che “quasi un quarto degli specialisti sono libero-professionisti, la maggior parte con meno di 40 anni”.
Nel Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna, invece, si contano 622 medici dipendenti ma solo 17 con meno di 35 anni (dati 2012). Sono i dati, “numeri che non lasciano spazio a interpretazioni”, che spingono l’Anaao, il sindacato dei medici, a lanciare “l’allarme precariato” tra i giovani camici bianchi; a denunciare che le nuove leve in sanita’ sono spesso dottori “sfruttati e senza diritti”.
Come stanno le cose, lo spiega Matteo D’Arienzo, il responsabile regionale Anaao giovani: negli ultimi anni si e’ “fortemente affermata” l’abitudine delle Aziende sanitarie di utilizzare incarichi libero-professionali per i giovani medici alle prime esperienze lavorative. “Questi contratti, assolutamente atipici per il medico ospedaliero, sono del tutto assimilabili alle tanto contestate e ormai note partite Iva, ovvero rapporti di lavoro paragonabili, come doveri, a quelli del lavoratore dipendente, ma senza diritti come malattia, ferie, tredicesima, gravidanza”, spiega D’Arienzo.
E’ una soluzione conveniente per le Aziende sanitarie perche’ “costano meno di un contratto di dipendenza, ma pongono il giovane medico in una condizione professionalmente inaccettabile e di estrema disparita’ rispetto ai loro colleghi assunti. Infatti, non esistendo diritti e trattandosi di contratti molto generici nei quali non sono previsti i monti orari, in alcuni casi i giovani specialisti sono costretti a turni massacranti e a svolgere 60-70 ore settimanali di lavoro, mettendo a rischio la salute dei cittadini per evidenti limiti fisici dovuti alla stanchezza”.
Di fatto, le cose funzionano cosi’: un giovane medico si laurea a 25 anni, intraprende la specializzazione l’anno successivo e si ritrova, “nella migliore delle ipotesi, a cercarsi il primo lavoro nelle strutture pubbliche a 31 anni, dopo oltre 11 anni di studio” e qui “inizia qui il suo infinito precariato”, dice D’Arienzo in un comunicato. In media, “con un po’ di fortuna”, il giovane medico “riuscira’ a passare di ruolo dopo cinque, sei-sette anni di contratti libero professionali e incarichi a tempo determinato, ma non sono pochi i casi in cui il posto a tempo indeterminato arriva dopo 10-12 anni”.
L’Anaao sottolinea che il precariato “porta gravi conseguenze su molti aspetti della vita del medico: previdenziale, familiare, di carriera. I precari versano poco o nulla all’Inps, venendo meno al patto generazionale con i pensionati e creando un importante deficit nella cassa previdenziale pubblica, ora in profondo rosso per l’iniquo metodo retributivo dei tempi delle vacche grasse. Riusciranno ad andare in pensione? Si’, a 68 anni suonati, ma con un misero assegno, per via dei soli 30 anni di contribuzione”. Inoltre, la tutela della gravidanza “e’ un sogno” per le donne medico “che possono aspirare a un’eventuale maternita’ solamente verso i 40 anni, ben oltre l’eta’ media delle altre neomamme italiane”.
L’Anaao giovani dell’Emilia-Romagna chiede, dunque, piu’ attenzione delle Istituzioni per i giovani medici, “con la veloce stabilizzazione di tutti i contratti libero-professionali in contratti di dipendenza, per poter continuare a preservare e a offrire ai cittadini un elevato standard qualitativo del Servizio sanitario e per evitarne un graduale ma inevitabile impoverimento, con giovani medici sfruttati fino al midollo e trasformati in mercenari al servizio delle aziende sanitarie”.
(Com/Mac/ Dire) 13:00 26-09-14
