CONGRESSO EUROPEO CARDIOLOGIA, 30.000 ESPERTI AD AMSTERDAM
(Adnkronos Salute) – Milano
AL VIA DOMANI L’ESC 2013, TEMA CHIAVE IL ‘DIALOGO’ TRA CUORE E ALTRI ORGANI
Oltre 30 mila camici bianchi da più di 150 Paesi si riuniranno da domani, sabato 31 agosto, a mercoledì 4 settembre ad Amsterdam nei Paesi Bassi per il Congresso 2013 della Società europea di cardiologia (Esc), che rappresenta circa 80 mila specialisti del mondo: “E’ il più importante evento nel calendario internazionale di settore”, afferma il presidente dell’Esc, il greco Panos Vardas. “Un appuntamento quest’anno ancora più imperdibile – promette – con le ultime novità scientifiche” tutte ‘in vetrina’.
In vista della 5 giorni olandese “abbiamo registrato numeri record”, sottolinea Keith Fox (Regno Unito), presidente del Comitato di programma del congresso: “Ci sono stati sottoposti 10.491 abstract da 88 nazioni e 227 Hot Line”. Una maxi-rosa di candidature fra le quali sono stati selezionati i 4.215 abstract e le 67 sessioni Hot Line inseriti nell’agenda finale: “Abbiamo scelto i lavori migliori, l’avanguardia della ricerca scientifica, delle innovazioni e dei nuovi trattamenti in cardiologia”, assicura Fox. Completano l’affollata ‘foto di gruppo’ dell’Esc 2013 circa 180 espositori e 110 aziende. Oltre 400 le sessioni per la presentazione di studi, 70 sponsorizzate.
‘Il cuore che interagisce con gli altri organi’ è il tema chiave del summit di quest’anno, al centro di un quarto degli abstract arrivati al comitato scientifico del congresso. Il ‘dialogo’ tra il cuore e le altre parti del corpo, spiegano infatti gli organizzatori, “può rappresentare una parte del meccanismo che scatena la malattia cardiovascolare, oppure amplificare la patologia stessa e i suoi sintomi clinici”. E’ il superamento definitivo di una visione a compartimenti stagni che in passato si è rivelata pericolosa, avverte Fox: “C’è stato un approccio che tendeva a considerare la malattia isolata – osserva l’esperto – ma molti problemi cardiaci hanno anche una componente sistemica, perché il cuore interagisce con polmoni, cervello, reni, apparato gastrointestinale e sistema riproduttivo”.
Il gotha della cardiologia mondiale si confronterà sugli argomenti più svariati: dall’importanza degli stili di vita e della prevenzione dei fattori di rischio (obesità e fumo tra gli altri), al rapporto fra problemi di cuore ed elementi della vita di tutti i giorni (stagioni, smog, tempo libero, rumore prodotto dagli aerei); dall’opportunità o meno di screening di massa contro infarto e ictus, agli interrogativi sull’uso dei farmaci anticolesterolo (statine per tutti e per sempre?); dalla morte improvvisa tra gli atleti (compreso uno studio sulla mortalità dei ciclisti d’Oltralpe dal 1947 al 2012, in occasione del centenario del Tour de France che ricorre quest’anno), ai rapporti fra cuore e diabete, cardiologia e tumori, malattie cardiovascolari e infiammazione.
Tra i documenti che saranno presentati al congresso c’è anche la prima ‘Consensus’ sulla sessualità post-infarto, con la raccomandazione agli operatori sanitari di sconfiggere il tabù e affrontare il tema insieme ai pazienti, offrendo loro consigli pratici e mirati alle singole esigenze. Saranno illustrate anche le Linee guida 2013 sulla gestione della pressione alta, redatte da Esc e Esh (Società europea dell’ipertensione), e un’intera sessione sarà dedicata alle sfide della ‘Cardiologia personalizzata’. Cure sartoriali, tagliate su misura per il paziente.
Un approccio particolarmente cruciale per abbattere i decessi associati alla fibrillazione atriale: “Se la mortalità acuta e a un anno per infarto al miocardio è crollata di due terzi negli ultimi 10-15 anni”, evidenzia Paulus Kirchhof (Uk), che presenterà all’Esc il documento di consenso sulla gestione personalizzata della fibrillazione atriale, i passi avanti nella lotta al ‘cuore che trema’ sono stati molto inferiori, “pari al 5-10%” grazie ai nuovi farmaci anticoagulanti orali. Da qui la necessità di “una nuova tassonomia” della fibrillazione atriale: una riclassificazione che tenga conto non solo dei tradizionali parametri clinici, ma anche dei risultati ottenuti con elettrocardiogramma e imaging (ecocardiografia e risonanza magnetica), e di biomarker ‘spia’ (geni o proteine) che aiutino a inquadrare il tipo di disturbo per definire cure migliori. Le malattie cardiovascolari restano il killer numero uno nel mondo, con 17,3 milioni di morti all’anno (di cui più dell’80% nei Paesi a basso-medio reddito), destinati a salire a 23,3 milioni entro il 2030.
Solo in Europa le patologie cardiovascolari uccidono ogni anno oltre 4 milioni di persone (più di 1,9 milioni nell’area Ue). Causano un numero di vittime 46 volte maggiore, e un carico di malattia 11 volte più alto, rispetto alla somma di Aids, Tbc e malaria. Coprono circa la metà (47%, 40% area Ue) del totale decessi, con numeri ancora più alti nelle donne che, dopo la menopausa, perdono la protezione degli estrogeni. Tuttavia – per colpa degli stili di vita – sono sempre più frequenti i problemi cardiaci anche fra i giovani, donne comprese. Secondo le stime, nella popolazione femminile si registra addirittura una morte cardiovascolare al minuto.
Nel nostro Paese queste patologie fanno registrare circa 250 mila morti l’anno (pari al 44% del totale decessi, oltre 2 su 5). Quasi il 30% delle morti cardiovascolari è dovuto all’infarto (73 mila decessi l’anno), che colpisce ogni anno circa 200 mila connazionali di cui solo il 50% arriva in ospedale; di questi, poi, meno della metà ci arriva in tempo per essere salvato. Il restante 50% muore prima del ricovero (44%) o ha un infarto asintomatico.
(Opa/Adnkronos Salute)
30-AGO-13 11:33
