Quota 100, medici tentati dall’esodo di massa

Non si conoscono ancora nei particolare le forme previste dal Governo per superare la legge Fornero, ma già si cominciano a calcolare quanti saranno coloro che – anche tra i camici bianchi – potranno usufruire di uno sconto rispetto alle date previste dalle attuali norme previdenziali. La novità riguarderebbe comunque solo i dipendenti, visto che per quanto riguarda i convenzionati e liberi professionisti valgono le regole Enpam (che sono già più favorevoli di Quota 100).

300MILA NUOVI PENSIONABILI
Nel caso in cui l’accesso alla pensione Inps fosse fissato a 62 anni, con almeno 38 anni di contributi, si pensa che la platea coinvolta potrebbe aggirarsi intorno alle 300 mila unità all’anno.

Un numero che salirebbe a poco meno di quattrocento mila se fosse prevista un’uscita anticipata fissa a 41 anni, sia per le donne che per gli uomini. Anche un blocco sull’aumento di cinque mesi previsto nei requisiti per il 2019, in conseguenza dell’accresciuta speranza di vita, potrebbe aumentare il numero dei pensionandi.

ARGINI ALLA FUGA
Queste cifre potrebbero calare se i provvedimenti di modifica comprendessero clausole restrittive per chi ne usufruisse.

Nei giorni scorsi, ad esempio, si era parlato di penalizzare i trattamenti dell’1,5 per cento per ogni anno di anticipo, fino a un massimo di cinque anni.

I tecnici avevano addirittura proposto una penalizzazione del 3,8 per cento.

Qualcuno invece ha prospettato di reintrodurre il divieto di cumulo che imponeva di non avere alcun reddito oltre a quello pensionistico.

Un condizione che fu, dopo molte incertezze, ritirata davanti alla costatazione che creasse solamente del lavoro in nero.

Più gettonato il progetto di calcolare la nuova pensione interamente con il sistema di calcolo contributivo, come già indicato nell’opzione donna, con una perdita dell’importo dei trattamenti intorno al 20 per cento.

Ma, al di fuori di possibili restrizioni, per alcune categorie professionali la nuova possibilità di interrompere il rapporto di lavoro e di pensionarsi, appare un orizzonte molto appetibile specie in relazione alla propria attività.

GLI ANNI DELLO SCONTENTO
Il riferimento è ai dirigenti medici dipendenti delle aziende sanitarie che in questi ultimi anni hanno visto il loro ruolo sempre più assottigliarsi a fronte di una maggiore burocratizzazione delle funzioni, con inevitabile scontento professionale.

Questo senza tenere conto che l’età media tra i camici bianchi supera ormai i 55 anni e che le prestazioni lavorative specifiche sono, molte volte, particolarmente faticose: è il caso dei turni notturni a cui, spesso, non fanno seguito quei riposi garantiti dalle norme che per necessità non sono osservati.

A ciò si aggiunga l’accresciuta responsabilità connessa al ruolo, accompagnata a una considerazione sempre minore da parte del pubblico, che rende plausibile la possibilità che un pensionamento anticipato possa rappresentare un’allettante via d’uscita da una condizione di manifesto malessere.

CORSIE VUOTE CON LA RIFORMA?
Non tutti i medici rientrano nella casistica oggetto dell’intervento del governo, tuttavia molti potrebbero essere attratti dalla possibilità di ritirarsi anticipatamente, specie tra gli ospedalieri.

Se oggi – afferma un’analisi del sindacato Anaao Assomed – superato lo “scalone” previdenziale creato dalla legge Fornero nel 2011, medici e dirigenti sanitari abbandonano il lavoro in media a 65 anni, grazie anche ai riscatti di laurea e specializzazione, la “quota 100” determinerà in un solo anno l’acquisizione del diritto al pensionamento anche dei nati tra il 1954 e il 1957.

In pratica, alle circa 45 mila uscite maturate dopo il varo della legge Fornero, bisognerà aggiungere gli ulteriori 25 mila pensionamenti che potrebbero verificarsi.

L’ultima impresa consisterà, in caso di approvazione dei nuovi termini previdenziali, nel far digerire le misure più agevolate a chi è andato in pensione con cinque anni lavorati in più, magari per prendere un assegno simile o vederselo poi tagliare dalla caccia alle pensioni d’oro.

Claudio Testuzza

 

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data pubblicazione : 10/10/2018