PONTORMO e ROSSO FIORENTINO a Palazzo Strozzi
Nel capoluogo toscano va in scena la pittura inquieta e travagliata, ingegnosa e fantastica di due figure cardine del manierismo

È un uomo difficile Jacopo da Pontormo, dedito ad una vita anacoretica al limite del maniacale, ancorché apprezzato dalla corte medicea.
Nel gennaio del 1554 inizia a redigere un quadernetto pieno di annotazioni quotidiane sul proprio regime alimentare e i propri disturbi corporali; un documento singolare e controverso che lo accompagna fino all’ottobre del 1556, due mesi prima della morte.
A sessant’anni il pittore confeziona una sorta di manuale di prescrizioni sanitarie; osserva una dieta sobria, come volesse mondarsi dai disfacimenti incombenti, tiene sotto osservazione il proprio corpo per tenere a bada il male.
Ma la morte e l’immagine del declino percorrono inevitabilmente queste pagine.
Bizzarrie caratteriali che, in maniera differente, segnano anche l’esperienza del Rosso Fiorentino.
I personaggi ritratti dal Rosso Fiorentino appaiono spesso eccessivamente magri, quasi affetti da anoressia
Questi appare condannato ad una vita erratica dagli attriti con una committenza spiazzata da una maniera aggressiva e del tutto peculiare.
Abbandonata definitivamente Firenze si incammina verso Roma, portandosi dietro un “Bertuccione”, una scimmia alquanto dispettosa secondo il Vasari, che la dice lunga riguardo le stravaganze del suo carattere.
Qui patisce gli stravolgimenti del Sacco di Roma, un evento traumatico che incrementa i turbamenti del suo animo.
L’ESPOSIZIONE
A questi eccentrici protagonisti del manierismo toscano, accomunati non solo dalla data di nascita, il 1494, e dall’apprendistato svolto presso Andrea del Sarto, ma soprattutto dalla tormentata ricerca di nuove vie per la pittura, Palazzo Strozzi dedica una mostra. L’accostamento offre l’occasione per confrontare il linguaggio figurativo dei due pittori.
Le figure partorite dal fervido pennello del Rosso paiono sovente eccessivamente magre, quasi affette da anoressia, i volti distorti come maschere teatrali.
La “Madonna col Bambino e quattro Santi” degli Uffizi è un esempio pregnante di una scelta che rimanda volutamente a forme arcaiche.
La disposizione verticale delle figure conferisce ai protagonisti un sentore di lignea rigidità che neppure la rotondità dei putti riesce a riscattare.
Tutt’altra atmosfera nella “Sacra Conversazione” del Pontormo, una composizione dall’impaginazione fantasiosa e originale.
Il colorismo acceso assume caratteri addirittura visionari nella celebre “Visitazione”, restaurata per l’occasione, mentre lo strano contrappunto dei volti che sembrano specchiarsi l’uno nell’altro fornisce un saggio della qualità astratta del Pontormo.
Riccardo Cenci
Tratto da:

Il Giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri n. 3/2014









