Pensioni, rivalutazione amara per i dipendenti
Tempi duri per i pensionati: niente adeguamenti al costo della vita per molti ex medici. E torna anche il ‘contributo di solidarietà’ obbligatorio
Non è bastato aver bloccato per due anni, 2012 e 2013, la cosiddetta perequazione automatica, cioè l’aumento in base all’indice annuale dell’inflazione. Anche nell’ultima legge di ‘stabilità’, non è stato trovato di meglio, ancora una volta, che far proseguire il blocco anche se, in piccola parte e solo parziale per il 2014, con la previsione di ulteriori tagli per gli anni successivi.
Le pensioni che saranno sganciate dall’aumento del carovita sono, comunque, quelle dei dipendenti del settore pubblico e privato d’importo superiore a sei volte il minimo Inps. (Le pensioni Enpam, invece, seguono un altro meccanismo: si veda il Giornale della Previdenza 8/2013)
DANNO PERMANENTE
Ma il salasso non consiste solamente nel mancato adeguamento al costo della vita per gli anni interessati dal blocco, ma procede anche per gli anni successivi.
Infatti, anche se si dovessero ripristinare le passate regole più favorevoli, gli eventuali incrementi percentuali futuri, agirebbero sulla base di un trattamento rimasto fermo nel tempo e quindi la pensione verrà incrementata su un importo sempre inferiore rispetto a quello che sarebbe stato se l’indicizzazione fosse stata applicata correttamente per tutti gli anni precedenti.
È da sottolineare che chi percepisce oggi 1.600 euro lordi, nel 2016 incasserà verosimilmente 1.078 euro annui in meno di quanto previsto con le vecchie regole. Un taglio che cresce in valore assoluto con l’incremento degli importi dell’assegno.
A fronte di un mensile di 2.100 euro attuali, la perdita nel 2016 sarà di quasi 1.650 euro all’anno, mentre chi incassa 3.100 euro dovrà rinunciare a circa 2.350 euro. Indenni dall’alleggerimento dell’assegno sono solo i trattamenti di importo fino a tre volte il minimo: i 1.486,29 euro odierni, per esempio, dovrebbero diventare 1.549,59 euro nel 2016, ipotizzando un tasso di rivalutazione dell’1,5% nel 2015 e nel 2016.
L’indicizzazione, prevista dalla legge di stabilità, sarà piena dell’1,2%, (100% dell’inflazione) solamente per pensionati (11,5 milioni) che incassano un assegno d’importo fino a tre volte il minimo. Per quelli nella fascia fra tre e quattro volte il minimo (altri 2,5 milioni di persone), la rivalutazione effettiva sarà dell’1,14% (95%).
Tra quattro e cinque volte il minimo si scende allo 0,9 (75%). Tra cinque e sei volte non si va oltre lo 0,6% (50%). Nessuno aumento per la parte di pensione superiori a sei volte il minimo Inps (> 2.973 euro) e solo un aumento del 40% dell’indice di svalutazione Istat dell’1,2% per la parte inferiore a sei volte il minimo Inps: 15 euro al mese!
CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ
La legge di stabilità ha reintrodotto anche il contributo di solidarietà sulle cosiddette ‘pensioni d’oro’ già bocciato dalla Corte costituzionale. Nello specifico si tratta di un incremento, di fatto, delle ritenute fiscali.
Infatti il contributo di solidarietà sarà del 6% sulla parte eccedente i 90mila euro, del 12% sopra i 128mila euro e del 18% sopra i 193mila euro.
Il tutto, viene detto ma siamo sicuri che sarà smentito dai fatti, per un massimo di tre anni e al solo fine di recuperare le risorse necessarie per attuare la salvaguardia per gli esodati.
(Claudio Testuzza)
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