Le risposte di Gianni Mancuso
Medico veterinario, presidente dell’Enpav, candidato alla Camera (Piemonte 2), Fratelli d’Italia
Cosa farete per la doppia tassazione che pesa sulla previdenza privata?
Le Casse di previdenza sono sottoposte ad un regime fiscale sul modello detto ETT (esenzione dalla tassazione dei contributi previdenziali, tassazione dei redditi patrimoniali, tassazione delle prestazioni previdenziali erogate) a fronte del modello EET (tassazione dei soli trattamenti previdenziali), applicato al sistema della previdenza obbligatoria gestita dagli Enti Pubblici. Le Casse, inoltre, scontano la tassazione dei proventi generati dalle gestioni patrimoniali ed immobiliari senza poterne detrarre l’Iva. Si tratta di un vero assurdo in materia previdenziale ed in palese contrasto con quei principi costituzionali tesi a tutelare i diritti dell’individuo adeguatamente alle esigenze di vita.
È del tutto evidente come l’attuale sistema produca una duplicazione di imposta che colpisce lo stesso ammontare di reddito, prima nella fase di accumulo, incidendo sulle Casse professionali, e successivamente sui pensionati, al momento dell’erogazione della pensione.
Da Deputato continuerò a lottare perché alle Casse venga applicato il medesimo regime fiscale dei Fondi pensione: la normativa tributaria che regolamenta i Fondi pensione prevede che sui capital gain venga applicata un’aliquota dell’11 per cento, mentre, al momento dell’erogazione della prestazione, è previsto che il percettore paghi un’aliquota agevolata che, a seconda degli anni di adesione al fondo, può scendere da un massimo del 15 per cento fino ad un minimo del 9 per cento.
Cosa farete della legge che ha dato autonomia agli enti pensionistici come l’Enpam?
Da sempre, a fianco dell’Adepp, combatto per il riconoscimento dell’autonomia degli Enti privatizzati e, come verificabile dal mio sito, ho presentato molti atti ispettivi sull’argomento.
Con il Governo Monti abbiamo raggiunto livelli di intromissione pubblica imbarazzanti. Prima la richiesta del ministro del welfare Fornero di dimostrare la nostra stabilità prospetticamente in un tempo infinito come 50 anni, pena l’applicazione del contributivo; poi l’applicazione alle Casse del decreto sulla Spending Review con il versamento, forzato e forzoso, del 5 per cento dei nostri risparmi sui costi generici nelle voraci casse statali.
Le Casse sono private, solide e ottimamente gestite e hanno fornito al Governo tutte le dimostrazioni di solidità e stabilità richieste, sopportando anche spiacevoli intrusioni nella propria autonomia decisionale e gestionale. Portiamo sulle spalle il peso della previdenza e del welfare dei professionisti, sgravandone lo Stato da cui non riceviamo alcun tipo di finanziamento.
Naturalmente la questione prende avvio dall’inopportuna inclusione delle casse nell’elenco Istat degli organismi pubblici non economici, che permette l’applicazione agli enti dei professionisti di norme del panorama pubblico. È accettabile, e anzi comprensibile, l’inserimento dei nostri conti nell’elenco Istat a fini puramente statistici: lo Stato necessita di saldi positivi (come quelli che le Casse possono presentare, a differenza degli enti previdenziali pubblici) per affrontare il confronto in Commissione europea. Ma questo non può giustificare invasioni a gamba tesa nella nostra autonomia come quelle cui, purtroppo, il ministro Fornero ci ha abituati nell’ultimo anno.
Posso quindi dire che quella per il riconoscimento pieno dell’autonomia degli Enti previdenziali privatizzati sarà una delle mie principali battaglie.
Garantirete che gli enti previdenziali privati possano contare sul patrimonio per la tenuta futura?
Il patrimonio degli Enti è frutto dell’investimento dei contributi versati dagli iscritti e appartiene, quindi, agli iscritti (e viene gestito per delega dagli amministratori delle Casse). Dire, quindi, che le Casse non possono usufruire del patrimonio per garantire la propria sostenibilità, come ha fatto il ministro Fornero, è come dire che una famiglia non può includere la casa di prima abitazione nella propria dichiarazione dei redditi. Oltretutto la legge impone alle Casse l’accumulo di capitale a garanzia delle prestazioni erogate e non poterlo poi utilizzare contabilmente per dimostrare la sostenibilità proprio di quelle prestazioni è una schizofrenica contraddizione in termini.
Quindi, se eletto, non solo chiederò, ma pretenderò che le Casse possano, da un lato, considerare il proprio patrimonio a garanzia della propria solidità (come è contabilmente logico che sia) e, dall’altro, che possano amministrarlo senza intromissioni nelle loro politiche decisionali di impiego dello stesso. Dato il loro ruolo pubblico, infatti, le Casse hanno sempre cercato, e anzi auspicato, un confronto sereno e reciproco con i rappresentanti istituzionali, ma non possiamo più accettare intromissioni pretestuose e politicamente violente.






