Le risposte di Alberto D’Ettorre
Medico di medicina generale specialista in Geriatria e Fisiatria, candidato al Senato (Lazio), MIR (Moderati italiani in rivoluzione )
Cosa farete per la doppia tassazione che pesa sulla previdenza privata?
Circa la doppia tassazione (ora anche tripla) occorre imporsi affinché l’Italia si uniformi al prelievo sugli Enti previdenziali così come avviene negli altri Paesi europei. Questo a dimostrazione che il Parlamento europeo non è solamente un ulteriore costo della politica, ma un luogo dove devono essere formulate leggi che devono omogeneizzare i diritti ed i doveri in tutti gli stati dell’UE.
In Italia occorre che si faccia nostra la cultura del diritto, ossia le tasse devono essere pagate per avere come riscontro servizi visibili e tracciabili. Questo è il primo fondamentale passo per arrivare ad un’equità fiscale. Sono pienamente convinto che colpire l’evasione fiscale senza colpire pesantemente anche la gestione ‘allegra’ di chi amministra le risorse economiche di noi cittadini è un percorso che non porterà mai a una soluzione della drammatica situazione economica italiana. In sintesi: più tasse vengono richieste più servizi devono essere pretesi dai cittadini ed erogati dallo Stato. Da un’attenta verifica e controllo dei servizi sarebbe consequenziale una riduzione dello sperpero e delle ruberie con riduzione della pressione fiscale che, a mio avviso, è esagerata in riferimento al nulla che viene offerto ai cittadini. Circa la doppia tassazione proporrei una class action per tutti i medici che, già in pensione, hanno già dato allo Stato in termini di fiscalità. Inoltre proporrei di ridurre ulteriormente il salasso che viene effettuato alle vedove dei colleghi: è preferibile dare a chi ha necessità piuttosto che marciare a senso unico chiedendo tanto in termini di tassazione senza concedere i dovuti servizi.
Cosa farete della legge che ha dato autonomia agli enti pensionistici come l’Enpam?
Garantirete che gli enti previdenziali privati possano contare sul patrimonio per la tenuta futura?
Le due domande sono in antitesi poiché da una parte si parla di autonomia degli enti pensionistici come l’Enpam e dall’altra c’è l’impossibilità di utilizzare il patrimonio accantonato per la tenuta futura dell’Ente. Affermo quanto sopra poiché la vera autonomia è la gestione economica svolta in maniera autonoma, certamente controllata ma solo per garantire la trasparenza e non perché qualcun altro usufruisca degli utili che competono solo ai medici che fanno riferimento alla Fondazione per la loro previdenza. A riguardo è assolutamente contraddittorio che l’Enpam resti inserito nell’elenco Istat delle PA. Il fatto di dover versare parte dei risparmi all’erario (nella misura del 5 per cento nel 2012 ed il doppio nel 2013) oltre a rappresentare un’indebita ingerenza, limita la disponibilità dei fondi che sono per loro natura accantonati ai fini previdenziali.
Per questa confusione fiscale e questo groviglio di interessi, i giovani medici, o comunque i medici che attualmente sono in servizio, sono costretti a pagare più contributi. Oggi riscattare gli anni di laurea costa molto più di prima, non per il cambio di moneta, ma perché, in proporzione, l’esborso è quasi decuplicato a causa di un mancato e preciso controllo delle uscite e delle entrate nelle casse dell’Ente.
Imporre all’Enpam di non utilizzare il patrimonio come garanzia di ultima istanza per i giovani, significa far scattare una guerra fra generazioni o provocare una staffetta. A mio avviso sbagliatissimo: si deve dare vera autonomia all’Ente e perché ciò avvenga occorre studiare leggi adeguate. È questo il compito che lascio ai colleghi candidati più fortunati, che per un meccanismo anticostituzionale (contro il contenuto degli art. 56 e 58 della Costituzione) attualmente risultano già eletti perché premiati dagli apparati di ogni partito, in maniera trasversale, poiché sono stati inseriti ai primi posti delle liste per Camera e Senato, non si sa bene in base a quale criterio.






