Inginocchiati per ammirare Mantegna e Bellini
Capolavori che vengono collocati in modo da trasmettere all’osservatore sensazioni uniche. Accade presso la pinacoteca di Brera grazie all’opera del regista Ermanno Olmi



La pinacoteca di Brera ha affidato al talento poetico del regista Ermanno Olmi il nuovo allestimento della collezione del Mantegna e di Giovanni Bellini. Il ‘Cristo morto’ del Mantegna viene collocato in uno spazio buio della sala che garantisce il raccoglimento, esaltando la qualità pittorica. La collocazione a pochi centimetri da terra induce lo spettatore a inginocchiarsi, come di fronte a un sepolcro. L’audacia dello scorcio prospettico non è mai stata percepita in maniera tanto intensa. E finisce per divenire un’ideale introduzione alla ‘Pietà’ di Giovanni Bellini, cronologicamente anteriore, che viene posizionata in maniera tale da esaltarne la dolente mestizia e il rarefatto misticismo.
Il ‘Cristo morto’ è il testamento artistico del Mantegna, un’invenzione straordinaria destinata alla propria devozione personale. Resta celato al mondo fino al 1506 quando,
in seguito al decesso del Maestro, viene ritrovato nella sua casa mantovana passando in eredità al figlio Ludovico. Il venir meno di un qualsiasi legame di committenza giustifica l’originalità dell’impaginazione e la precisa insistenza sui dettagli: il volto rugoso di Maria, il panneggio severo del lenzuolo, la cruda evidenza delle ferite. Libero da ogni vincolo, Mantegna ci consegna una delle immagini più sconvolgenti della storia dell’arte. Recenti ipotesi interpretative portano ad identificare nel volto del Cristo l’autoritratto del Maestro, mentre attorno al sepolcro sarebbe raffigurato uno dei figli, prematuramente scomparso. In quest’ottica l’opera assume un carattere intimo ancora più intenso, quasi una maniera per esorcizzare la morte.
Riccardo Cenci
Tratto da:

Il Giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri n. 3/2014






