Il cervellone della Fondazione
Qui si governano i dati previdenziali e le pensioni. Ecco la struttura dei sistemi informativi dell’Enpam. Macchine all’avanguardia e persone che sviluppano applicazioni per semplificare la vita ai medici e ai dentisti. Senza bisogno di società d’appalto
Il centro elaborazione dati (Ced) dell’Enpam è il sistema nervoso della Fondazione. La struttura dei Servizi informativi è specializzata nella ricezione, trasmissione ed elaborazione delle informazioni garantendo agli iscritti il pagamento delle pensioni, l’accesso ai dati previdenziali e all’area riservata del sito. Per assicurare la continuità di questo flusso, l’Enpam può far affidamento su una squadra di 45 persone e su un’infrastruttura tecnologica di ultima generazione la cui fase di ottimizzazione – dopo qualche inconveniente legato al trasloco della sede – è oggi giunta al termine.
Per capire perché l’attività amministrativa della Fondazione sia sempre più legata al funzionamento della sua anima tecnologica, abbiamo interpellato il direttore dei Servizi informativi Fabio Musto, 53 anni, all’Enpam dal 1986. “Il nostro obiettivo – dice Musto – è quello di costruire nel tempo un servizio dedicato alla previdenza, con un’infrastruttura tecnologica all’avanguardia, che sia efficiente, integrato con le pubbliche amministrazioni, ma ritagliato sulle esigenze specifiche della classe medica”.

Per poterlo raggiungere, l’Enpam ha deciso di sviluppare in proprio le sue applicazioni. Una scelta in controtendenza rispetto alle amministrazioni pubbliche, che acquistano software e affidano la gestione dei propri servizi a società esterne. La Fondazione invece, concentra le sue risorse sulle attività previdenziali e assistenziali strategiche e acquista sul mercato solo i software necessari. In questo modo
l’Enpam spende per servizi informatici circa due milioni e mezzo di euro l’anno quando, per farsi un’idea, quelli sborsati dall’Inps nel 2012 sono stati 413 milioni.
La novità più rilevante però, riguarda l’utenza: quasi tutte le applicazioni sono state rese accessibili via web, evitando così al medico l’incombenza di scaricare il programma sul proprio dispositivo. “Questo perché – dice Musto – puntiamo a creare strumenti e basi di dati a disposizione in tempo reale e che facciano crescere il rapporto interattivo col nostro utente e con gli altri soggetti coinvolti, semplificando il compito a lui e a noi”. Ne è un esempio il servizio di domiciliazione bancaria, fino a ieri disponibile solo tramite Equitalia e che invece oggi è gestito dall’Enpam.
La tendenza per il futuro è quella di spostare ancor più il baricentro dei servizi verso gli iscritti, ampliando la rosa di quelli disponibili con modalità self service, ma garantendo comunque i canali tradizionali per chi ha meno dimestichezza con lo strumento informatico. “Per il cud 2014 ad esempio – racconta Musto – teniamo in vita entrambe le opzioni: lo manderemo in formato cartaceo a coloro che non sono iscritti all’area riservata, mentre a chi è registrato invieremo una mail per informarlo che può scaricarlo in tempo reale”. Gli obiettivi restano i soliti: ridurre i costi, semplificare e velocizzare le procedure, aumentare flessibilità ed efficienza del servizio.
UN MODELLO IMITABILE Quando si progetta un ced non solo l’architettura di rete software, ma anche l’organizzazione delle componenti hardware negli spazi fisici ha una grande importanza. Gli elaboratori sono voluminosi, devono rimanere in funzione 24 ore su 24, sette giorni su sette, essere collocati in spazi limitati e adattabili ad esigenze che variano nel tempo. È inoltre indispensabile prevedere un efficiente sistema di refrigerazione: si calcola che in dieci anni di vita, circa la metà dell’energia consumata dalle macchine se ne vada per abbassare la loro temperatura.
Da questo punto di vista, l’Enpam si candida a diventare un ‘case history’: in altre parole, le soluzioni adottate per il ced della Fondazione saranno oggetto di studio e poi probabile veicolo di promozione per le aziende fornitrici di tecnologia, che le illustreranno ai clienti potenziali per promuovere l’acquisto dei loro prodotti. “La nostra architettura – dice Claudio Campioni, 43 anni, quadro del servizio Sistemi e infrastrutture – è ispirata ai più avanzati standard di riferimento. Senza dubbio ci sono altri soggetti potenzialmente interessati a replicare le soluzioni con cui sono stati strutturati i nostri impianti. Il nostro potrebbe diventare un modello anche per i ced delle altre realtà previdenziali”.
I DATI TRE VOLTE SICURI Le macchine per l’archiviazione e l’elaborazione dei dati sono ospitate in un ambiente climatizzato collocato due piani sotto al livello stradale della sede di piazza Vittorio Emanuele II. I ‘calcolatori’ sono in un unico locale così da poterne centralizzare la gestione, la manutenzione e la sicurezza. Gli archivi contenenti le informazioni su tutti gli iscritti Enpam invece, sono memorizzati su dischi alloggiati dentro una sorta di armadio nella stanza accanto, da cui gli elaboratori attingono i dati in tempo reale.
“Il sistema di archiviazione – dice l’amministratore di sistema Claudio Dominici, in Enpam dal 2001 – ha un doppio livello di sicurezza. I dati non sono mai dislocati su un solo supporto e nel caso in cui si verifichi un guasto, subentra un disco di scorta su cui l’informazione viene ricostruita grazie a una serie di indici di cui il sistema mantiene traccia. Inoltre, quotidianamente si esegue un ulteriore salvataggio su supporti identificabili da un codice a barre e conservati in un secondo ‘armadio’. In caso di necessità i supporti sono prelevati da un braccio automatizzato dotato di un lettore ottico simile a quello delle casse di un supermercato”.
Di tanto in tanto poi, per garantire un ulteriore livello di protezione dei dati, i dischi vengono rimossi dal secondo ‘armadio’ e portati in casseforti ignifughe a tenuta stagna. “Le casseforti – dice ancora Fabio Musto – sono alloggiate in un se- Enpam condo palazzo che, come l’esperienza delle Torri gemelle ci insegna, è a una distanza tale da non poter essere coinvolto dall’eventuale danneggiamento del primo”.
LA FRONTIERA DEL WEB Federica Schiappelli lavorava come sviluppatrice all’Istituto di analisi dei sistemi e informatica del Cnr prima di entrare in Enpam nel 2004: “Il nostro – racconta – è un gruppo di lavoro focalizzato sullo sviluppo delle applicazioni Internet che hanno come utenti finali i nostri colleghi, gli iscritti e le organizzazioni in contatto con la Fondazione, come gli Ordini dei medici. Come gruppo abbiamo sviluppato il portale della previdenza www.enpam.it, ci siamo occupati sia degli aspetti tecnici dell’area pubblica che dell’area riservata agli iscritti”.
Nel progettare e sviluppare i programmi informatici, l’Enpam si avvale prevalentemente di software dal codice aperto, cioè di programmi per i quali non è necessario acquistare una licenza dalla casa produttrice. Oltre a essere strumenti molto più flessibili, perché rispondenti ad una logica di progettazione ‘aperta’ che permette di integrare al meglio novità e aggiornamenti, non è necessario ricorrere a società esterne.
“Le ultime cose su cui abbiamo lavorato sono l’estratto conto integrato, in collaborazione con l’Inps, e le simulazioni di pensione – dice Lorenzo Pagano, un trentenne cheha scritto il suo primo programma all’età di otto anni con un Commodore 64 –. In questo momento siamo focalizzati sull’integrazione tra i sistemi previdenziali e quelli che poi fanno da contatto verso i nostri utenti esterni. Stiamo lavorando insieme ad altri gruppi sulla gestione delle comunicazioni tra Servizi, ed esternamente con Ordini, banche ed enti pensionistici”.
“Il nostro compito – prosegue Pagano – consiste da un lato nella costruzione di un’interfaccia per l’utente con strumenti classici come html5, Javascript e Stylesheet, e dall’altro nel prendere una parte dei dati in nostro possesso e renderli utilizzabili anche dal medico a casa”. La logica che sta dietro questo nuovo tipo di applicazioni prevede una base dati comune, una logica per reperire le informazioni unica e tante presentazioni quante sono le interfacce.
“Per gli ultimi sviluppi in questocampo – racconta Giuseppe Surace, 39 anni, in Enpam dopo l’esperienza come sviluppatore freelance – si prediligono sistemi che vengono programmati nel medesimo linguaggio, ma sono fruibili da tutti i dispositivi: dai personal computer, al tablet, fino allo smartphone”.
Marco Fantini
Foto: Tania Cristofari
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