Chi ha ucciso la dottoressa Lipparini?
Forlì, 9 Agosto 1993. Lanfranca Lipparini viene uccisa con due coltellate alla schiena. Nessun colpevole, nessun motivo apparente. Dopo vent’anni nuove indagini riaprono il caso. E si guarda anche all’ambiente lavorativo
“Due coltellate alla schiena e neanche il tempo di urlare, così è morta mia madre”, dice Susanna Donati, anche lei medico. “Io fui la prima indiziata dell’omicidio, prima di sapere cosa fosse successo ero su una macchina della Polizia che andava a sirene spiegate”. Susanna è la figlia di Lanfranca Lipparini, il medico ucciso a Forlì nell’estate del 1993. “Mia madre era una donna modesta, amava la vita e affrontava con fierezza ogni prova.
Diceva spesso: ‘Questa vita sarà pure una valle di lacrime, ma io ci piango volentieri’”, dice Susanna. La dottoressa Lipparini aveva smesso di fare l’anestesista, si era trasferita a Forlì da Bologna per seguire il marito, anche lui camice bianco, da cui si era poi separata. Alla Usl 38 Lanfranca era stata contemporaneamente medico fiscale e vice responsabile del servizio di medicina di base.
Aveva svolto controlli fiscali e accertamenti sull’attività dei medici e le case di cura private. Si era guadagnata la fama di dura per aver segnalato le inadempienze di una pediatra poi sospesa dal servizio.
“Mia madre era una donna integerrima, dice Susanna. Un giorno mi disse che le persone oneste hanno un prezzo alto e che il suo era altissimo.
Al momento non ho dato peso a quella frase, invece potrebbe essere la spiegazione a quanto successo”.
Chi l’ha uccisa prima di lasciare la sua casa si è preoccupato di tagliare il cavo del telefono.
“I detenuti del carcere di Bologna dove lavoravo a quel tempo mi dissero che era un chiaro messaggio per dire che ormai non poteva più parlare, la sua bocca era chiusa per sempre – dice Susanna –.
Mia madre aveva scoperto qualcosa e lo voleva denunciare? Cosa sapeva che non doveva essere detto?”.
Dopo vent’anni gli specialisti della sezione omicidi irrisolti (cold case) della Polizia di Stato
hanno riaperto il caso. Nessuna dichiarazione arriva dalla Procura e dalle forze dell’ordine per via del segreto istruttorio sull’indagine in corso.
“Un giorno mi disse che le persone oneste hanno un prezzo alto e che il suo era altissimo. Al momento non ho dato peso a quella frase,invece potrebbe essere la spiegazione a quanto successo”
Da fonte vicina all’inchiesta filtra però l’indicazione che sono state riscontrate incongruenze relative ai fatti accertati all’epoca. Gli inquirentistanno valutando le posizioni di persone vicine alla vittima, indirizzandosi verso la sfera privata, l’ambito lavorativo e le conoscenze della dottoressa Lipparini.
Da Forlì la sezione omicidi irrisolti ha prelevato reperti da analizzare con le moderne tecnologie non disponibili all’epoca dei fatti. “Nessuno mi darà più mia madre, dice Susanna Donati, ma spero che la riapertura delle indagini possa aiutarmi a rispondere alla domanda che continuo a farmi da tanti anni: perché?”.
“Mia madre aveva scoperto qualcosa e lo voleva denunciare? Cosa sapeva che non doveva essere detto?”
L’accaduto
Lanfranca Lipparini è stata uccisa nella sua casa di Forlì, di notte. Era sola, la figlia sposata viveva con il marito a Bologna, il figlio ventunenne era in vacanza.
Era una donna estremamente precisa e i suoi colleghi non vedendola arrivare in ufficio la mattina successiva diedero l’allarme. La trovarono ancora vestita riversa sul letto con due profondi tagli alla schiena. Accanto al corpo il filo del telefono strappato. Tutto, intorno, era in ordine.
Si trovò solo qualche traccia di sangue nel corridoio come se il corpo fosse stato trascinato.
Non c’erano segni di scasso né alle finestre, né sulla porta di ingresso rimasta chiusa. Si ipotizzò che l’omicida fosse entrato risalendo il tubo dello scarico della grondaia e i sospetti della polizia si indirizzarono su un giovane tossicodipendente pregiudicato. Fu fermato ma presto rilasciato.
Fu escluso l’omicidio a scopo di rapina: sul comodino accanto al letto furono infatti ritrovati soldi e gioielli.
Susanna definisce sua madre ‘geniale’. Era andata a scuola a quattro anni, a ventitre era già laureata a pieni voti in medicina e chirurgia,
Il ritratto di una donna geniale
aveva frequentato il conservatorio, suonava il piano ed era direttrice di coro.
Era mezzo soprano solista in un coro di Bologna. Con un gruppo aveva inciso un disco con la Rca e la sigla di un serial televisivo ‘Il mulino del Po’.
Si era esibita a Londra cantando madrigali di fronte alla regina Elisabetta.
Voleva fosse scritto sulla tomba: ‘Non piangere, non ho fatto che precederti’
giornale@enpam.it
di Laura Petri
@FondazioneEnpam
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