Attimi quotidiani nello sguardo di un medico
Un dottore con la passione per la pittura. La produzione artistica di Sergio Alessandri trae ispirazione da frammenti di vita quotidiana e dalle opere di Vermeer, Caravaggio e Velazquez
Sergio Alessandri, ginecologo, è nato a Castel-raimondo (in provincia di Macerata) ma è bolo-gnese d’adozione. Infatti ha svolto la professionemedica a Bologna e vive a Monterenzio, nelle vici-nanze. Nonostante la dedizione assoluta alla medicina,si è sempre dedicato all’arte figurativa; le sue opere,ancorate all’ordinario quotidiano, domestico e fami-gliare hanno la consapevolezza del presente e la me-moria del passato. Essenzialmente la sua produzionesi può dividere in due parti.
In una prima serie di dipinti riprende ‘frames’ di vita quo-tidiana e famigliare attraverso le emozioni intime del vis-suto, veri e propri stati di contemplazione di fronte allamalinconia e alla bellezza creata dalla luce radente glioggetti domestici e della natura. Tulipani, iris, magnolie,ortensie come testimoni vibranti e silenziosi di memoried’infanzia, ma anche protagonisti del presente in un gio-ioso trionfo cromatico. Interni-esterni riflessi di un fuori-dentro dello spirito dove i profumi e le luci del giardinopervadono la sua casa. Un’occhiata calma e serena,composta e garbata alla natura, alla notte, al crepuscolo:“C’è contemplazione nello sguardo del pittore, c’è ma-linconia ma non triste, c’è silenzio ma non vuoto, c’è di-stacco ma non solitudine”, scrive il pediatra Franco Fo-schi nel catalogo di una mostra del medico pittore.
Una seconda serie di opere vede l’autore inoltrarsinella realtà di tre grandi della pittura: Vermeer, Cara-vaggio e Velazquez. Non si tratta di mere imitazioni,ma sono il richiamo di particolari portati in primo piano:“Esemplare l’idea di rappresentare queste corrispon-denze attraverso un procedimento che definirei di fu-sione-spostamento – aggiunge Piero Menarini, do-cente di letteratura spagnola all’Università di Bologna–, particolari estrapolati dalle opere di Vermeer fram-mischiati agli arredi realmente esistenti, (…) non me-moria raminga, ma residente, che ha un suo precisohabitat, la casa del pittore, la sola dove trova prote-zione e alimento ispiratore”. “Luogo della verifica delleproprie possibilità – commenta l’esperta d’arte Mari-lena Pasquali – alla ricerca non di un impossibile con-fronto, ma di un dialogo d’amore, di un atto di condi-visione”. L’oggetto viene restituito come un’altra cosarispetto all’originale di partenza, con un’enfatizzazionedel colore che quasi azzera l’ombra e la profondità,quasi a dare una sensazione di teatralità a “immaginivagheggiate, ma in realtà non credute”.
(Paola Antenucci)
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