A lezione di anatomia da REMBRANDT
Quaranta dipinti, trenta stampe e venti disegni del maestro olandese in mostra al Rijksmuseum di Amsterdam. È la prima volta che viene organizzata una mostra così completa delle opere dell’ultimo Rembrandt
Nel 1656 Rembrandt esegue la ‘Lezione di anatomia del dottor Deyman’, giunta a noi quale frammento di una tela in parte distrutta da un incendio. Fulcro della scena il cadavere di un malvivente appena giustiziato, tale Joris Fonteyn. Il dottor Deyman, il cui volto è andato perduto, sta aprendo la calotta cranica onde procedere allo studio del cervello, mentre è già intervenuto sull’addome. Rembrandt raffigura una reale dimostrazione pubblica di dissezione, avvenuta il 29 gennaio del 1656.
Ventiquattro anni sono passati da un’altra celebre tela ispirata ad un soggetto analogo, ‘La lezione di anatomia del dottor Tulp’ conservata al Mauritshuis dell’Aia, un periodo durante il quale lo stile del pittore muta notevolmente, divenendo più scabro e concentrato. Una grande mostra dal titolo Rembrandt: gli ultimi lavori, ricca di circa quaranta dipinti, oltre a numerose stampe e disegni, intende approfondire l’estrema stagione creativa di un artista in grado di prefigurare come pochi i futuri sviluppi dell’arte pittorica.
L’esposizione del Rijksmuseum di Amsterdam proviene dalla National Gallery, ma risulta più ricca potendo contare su alcuni quadri non presenti a Londra, e sul valore aggiunto dei percorsi urbani nei luoghi dove il pittore visse e operò. Si tratta della prima mostra in assoluto dedicata alla senilità di Rembrandt. Contrariamente al Tiziano maturo, oggetto di numerosi studi ed eventi, il pittore olandese ha finora eluso tali specifici punti di vista.
Eppure è impossibile negare le peculiarità del suo stile
tardo, tanto aspro e anticonvenzionale da sconcertare non poco la committenza. Rembrandt nasce a Leida nel 1606, da una famiglia benestante. La sua gloria è precoce quanto effimera, destinata a infrangersi contro le disgrazie economiche e i lutti familiari. Due figlie muoiono subito dopo il parto, evento all’epoca frequente ma non per questo meno traumatico, mentre nel 1642 è l’amata moglie Saskia a perdere la vita.
La sua poetica si fa più scarna ed essenziale, la tavolozza cromatica si riduce mentre aumenta la capacità di espressione emozionale. Rembrandt non teme il confronto con il trascorrere del tempo. ‘L’autoritratto con due cerchi’ ci mostra un uomo invecchiato, le pennellate dense quasi a mostrare il disfacimento della carne. Eppure nel suo sguardo c’è ancora la consapevolezza del grande artista. ‘Il Ritratto di Tito che legge’ è una confessione intima, una dimostrazione di affetto verso l’unico figlio avuto da Saskia che raggiunse l’età adulta. Ma il destino non gli risparmia l’ultimo dolore. Tito muore nel 1668, in seguito ad un’epidemia di peste bubbonica. L’anno seguente anche Rembrandt si spegne.
Riccardo Cenci
@FondazioneEnpam
