L’ultimo Carpaccio

San_Giorgio_e_il_dragoIn mostra a Conegliano dipinti celebri ma difficili da vedere come il San Giorgio che lotta con il drago e tele del figlio Benedetto che raccolse l’eredità artistica del padre

La leggenda narra che, durante una delle numerose pestilenze alle quali era periodicamente esposta la Serenissima, i diecimila martiri fossero apparsi in sogno al priore Francesco Ottobon, liberando il monastero dall’epidemia.

Da qui la genesi del quadro ‘I diecimila crocifissi del Monte Ararat’ opera di Vittore Carpaccio (1460?-1526?), sommo esempio della sua capacità narrativa. A questo pittore misterioso, Conegliano dedica una mostra incentrata sul suo ultimo periodo creativo.

Della vicenda biografica di Carpaccio si sa poco. Incerte persino le date di nascita e di morte.

Uomo solitario, fu campione di un’arte brulicante di vita, scenografo di ampi affreschi teatrali. Atmosfere letterarie e cavalleresche animano il ‘San Giorgio e il drago’ dell’omonima chiesa veneziana.

Le crisi e i mutamenti a cavallo dei due secoli L’ultimo Carpaccio spingono l’anziano Carpaccio verso la costa istriana. Un tentativo di sottrarsi al mondo secondo alcuni, un significativo mutamento poetico nell’ottica proposta da questa esposizione. Toccherà al figlio Benedetto, una vera scoperta per il visitatore, raccoglierne la ricca eredità.