SANITA’: ALLARME CHIRURGHI, NEL 2030 MANCHERANNO SPECIALISTI ORTOPEDIA

(AdnKronos Salute) – “Nel 2030 il numero di chirurghi ortopedici sarà insufficiente a coprire l’alta richiesta di interventi”.

A lanciare l’allarme è Norberto Confalonieri, primario ortopedico degli ICP di Milano e Residente dell’Associazione internazionale di chirurgia ortopedica computer e robot assistita (Caos).

“Nonostante ci sia un maggior bisogno di chirurghi ortopedici, questi, al contrario – aggiunge Confalonieri – diminuiscono perché i neolaureati non si iscrivono più alla scuola di specialità per paura dell’enorme contenzioso medico-legale, per presunti errori chirurgici, che ha raggiunto i livelli americani”.

Inoltre, secondo l’esperto “una protesi, specificamente all’anca o al ginocchio, ha una vita in media di circa 15 anni. Nel mondo ogni anno si impiantano milioni di protesi con un incremento annuo di circa il 7%.

Ciò significa – osserva Confalonieri – che il numero delle revisioni è destinato ad aumentare: attualmente vi è un incremento del 30% ogni anno. Dati che porteranno all’inevitabile collasso del sistema, se non ci saranno provvedimenti in merito. Mancheranno infatti chirurghi formati, in grado di poter esaudire la domanda crescente di chirurgia protesica e l’ordinario di traumatologia, che ha sempre la precedenza”.

L’Italia – ricorda il chirurgo – è ai primi posti in Europa per il numero di protesi d’anca impiantate, circa 100 mila all’anno; a ciò si deve aggiungere che il numero di interventi all’anca cresce al ritmo del 5% annuo, mentre quello delle protesi di ginocchio è in crescita del 10%.

Secondo Confalonieri una possibile ricetta per evitare la penuria di specialisti è quella di “ridurre il numero di interventi di revisione di protesi a distanza, dall’altra ridurre il contenzioso medico-paziente e aumentare il numero di specialisti. Senza dimenticare la robotica che in questo campo può ridurre il numero di errori”. – Oggi l’utilizzo dei supporti tecnologici in sala operatoria aiuta il chirurgo a commettere meno errori nell’impianto delle componenti protesiche.

”Da uno studio effettuato al Cto di Milano e pubblicato sul Giornale italiano di ortopedia e traumatologia, nel 2010 l’utilizzo della robotica nella chirurgia ortopedica – sottolinea Confalonieri – aiuta un chirurgo alle prime armi a inserire protesi in maniera ottimale, già dopo 16 interventi, mentre con tecniche tradizionali non si conosce il numero per mancanza di studi correlati.

Affidandosi ai ritrovati della tecnologia anche i chirurghi esperti migliorano le loro performance riducendo il numero di errori di mal posizionamento”. ”Il navigatore o il robot fanno la differenza rispetto allo strumentario convenzionale – conclude Confalonieri – in quanto standardizzano i gesti chirurgici e li uniformano, così come uniformano le prestazioni e i risultati. Cambia il modo di dialogare in sala operatoria: non più per sensazioni visive, basate sull’esperienza, ma ragionando, tutti, con i numeri e con indicazioni oggettive”.

(Com-Frm/AdnKronos Salute) 23-LUG-14 14:57