SANITA’: MEDICI MILANO CONTRO NUOVO GIURAMENTO, ORDINE RICORRE A TAR LAZIO
(AdnKronos Salute) – La ‘rivolta di Ippocrate’continua. Era scattata a giugno con la decisione di alcuni Ordini dei medici, Milano in testa, di mantenere il vecchio Giuramento professionale del 2006, rifiutandosi di adottare il nuovo testo proposto dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici).
Ora la protesta approda in un’aula di tribunale perché proprio l’Ordine dei medici del capoluogo lombardo, fra i più agguerriti contro il nuovo giuramento, annuncia ricorso al Tar del Lazio “contro il tentativo della Fnomceo di imporre a tutti gli Ordini provinciali” il nuovo testo e il conseguente Codice deontologico.
La decisione è stata presa all’unanimità dal Consiglio direttivo. Ed è “una decisione di metodo e di merito – spiega Roberto Carlo Rossi, presidente di Omceo (Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri) Milano – Di metodo perché a nostro parere, secondo legge, la proposta di Fnomceo non è vincolante per i 106 Ordini provinciali.
Di merito perché, come avevamo in precedenza fatto presente e denunciato, assieme ad altri 9 Ordini provinciali rappresentativi di circa un quinto dei medici italiani, non condividiamo alcune discutibili innovazioni introdotte nel nuovo testo”. E’ per questo che il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere il ‘vecchio’ Giuramento professionale e Codice deontologico del 2006.
In precedenza Rossi aveva definito la nuova versione “inutile, dannosa e pericolosa. In particolare perché, con il nuovo testo, il medico che si opponesse agli ordini palesemente sbagliati di un giudice o di un funzionario amministrativo sarebbe sanzionabile. E la vicenda Stamina al riguardo sollecita ben più di semplici preoccupazioni”.
Il nuovo Codice deontologico, incalza l’Ordine milanese, presenta punti critici: prefigura, si legge nella nota diffusa da Omceo Milano, l’idea di “un medico che deve adeguarsi a quanto gli impongono politici e funzionari, un medico che potrebbe essere sottoposto a procedimento disciplinare se la sua assicurazione lo disdetta, un medico che se esprime un’obiezione di coscienza poi dovrebbe fornire al paziente ogni utile chiarimento per la fruizione della ‘prestazione’, un assurdo logico prima che deontologico”.
(Red-Lus/AdnKronos Salute) 23-LUG-14 15:08
