ESTATE: CAOS GUARDIE MEDICHE TURISTICHE, OGNI LOCALITA’ HA LE SUE REGOLE

(AdnKronos Salute) – Comincia, con la stagione estiva, il caos delle guardie mediche turistiche. “In ogni località, in mancanza di indicazioni contrattuali precise e di indirizzi regionali, ogni azienda sanitaria si arrangia per trovare soluzioni, con diversi risultati. Una situazione inaccettabile in un Paese dove il turismo rappresenta una larga fetta del Pil”, dice all’Adnkronos Salute Silvestro Scotti vicesegretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg).

“Nel nuovo contratto di medicina generale – spiega Scotti – in realtà la guardia turistica è stata praticamente abolita dal 2005”. Questo servizio avrebbe dovuto essere garantito dall’organizzazione di continuità assistenziale già esistente durante l’anno nelle aree turistiche, organizzato tra guardia medica regolare e medici di famiglia, con eventuali potenziamenti, se necessari.
“Un’organizzazione che non è mai stata realizzata e che comunque avrebbe dovuto essere flessibile per essere funzionale”, sottolinea.
Un esempio per tutti è quello di Ischia. “L’Isola – spiega – concentra il 20% della ricettività alberghiera della Campania, passa dai 50mila abitanti ordinari a oltre 200mila.

E’ chiaro che organizzare un’assistenza sull’esistente, anche potenziandola, è difficile. C’è bisogno di un investimento specifico. Ci sono invece zone dove
basterebbe potenziare. E’ questione di buon senso e servirebbe flessibilità”, ribadisce.

      Il problema delle guardie mediche, poi, oltre alla carenza normativa, è legato alla carenza di medici di medicina generale. “E’ un mix esplosivo”, aggiunge Scotti. “La maggioranza delle Asl – ricorda – risolve il problema ricorrendo a bandi basati sul vecchio contratto. E quindi alle graduatorie. Succede così che in molte zone dove mancano i medici si ricorre ai neo laureati che non hanno esperienza diretta di medicina di famiglia. Digiuni di informazioni anche perché l’università non forma alle cure primarie.

Una delle prestazioni più richieste, per esempio, è la prescrizione dei farmaci, di cui i neomedici non sanno nulla. E il paziente è costretto a fare la spola più volte con la farmacie” . Non mancano, ovviamente, le buone soluzioni. “In alcune realtà come la Toscana, il servizio è stato reso efficace mettendo insieme risorse private, come quelle degli albergatori, e quelle pubbliche (i medici)”.

Nella maggior parte dei casi, però, la mancanza di soluzioni adeguate si scarica su altri servizi, “come la normale guardia medica e il Pronto soccorso. O anche tutte e due, visto che i pazienti che si recano nei Pronto soccorso che, specie al Sud, spesso non garantiscono la prescrizione, devono comunque rivolgersi alla guardia medica per la ricetta”.

E poi c’è il problema dei costi. La guardia medica turistica prevede sempre una compartecipazione, ma per i costi reali della prestazione la Regione ospitante non può chiedere una compensazione, perché le cure primarie non vengono considerate rimborsabili.

“Si crea così il paradosso che l’italiano fuori Regione è costretto a pagare una prestazione che invece è gratuita, per esempio, per il tedesco, perché il sistema sanitario prevede una compensazione europea per le cure del medico di medicina generale, ma non tra Regioni. Chi ci rimette è il medico di guardia, che deve regolarmente discutere con i cittadini convinti di subire un torto”, conclude Scotti.

      (Ram/AdnKronos Salute) 30-GIU-14 14:31