L’Emilia riparte dall’Enpam

Indennizzi a tempo di record e procedure sburocratizzate. Grazie agli oltre 2 milioni di euro concessi per interventi assistenziali, gli oltre 200 medici e dentisti che avevano patito danni a causa del sisma, sono tornati a svolgere il proprio lavoro in condizioni di normalità.

A visitare i pazienti nei container sono rimasti solo in quattro. Tutti gli altri medici di famiglia di Mirandola,  Cavezzo e Finale Emilia sono tornati nei propri studi una volta resi di nuovo agibili o, nei numerosi casi in cui le lesioni non sono state giudicate riparabili, hanno scelto di affittarne un altro. Ma il terremoto, nonostante siano passati due anni dalle scosse che hanno colpito le province di Modena, Reggio Emilia, Bologna e  Ferrara, per nessuno di loro è diventato un ricordo.

“Dopo i primi momenti in cui abbiamo sentito forte  l’attenzione di tutti, ricominciare a vivere è stata dura” riflette Nunzio Borelli, presidente della cooperativa dei medici di famiglia Medibase Area Nord. “Ancora oggi è così, dobbiamo ricostruire qualcosa anche dentro di noi, e ognuno ha i propri tempi”.

Anche la ricostruzione dei paesi coinvolti procede a strappi, tra gli sforzi per evitare che la voglia di ricominciare riduca gli standard di qualità e la comprensibile fretta di lasciarsi tutto alle spalle. Dopo gli aiuti di fortuna delle istituzioni, come la Asl che ha fornito gratuitamente i container in cui trasferire l’attività,  l’Enpam è stato tra i primi a intervenire.

Con il suo impegno la Cassa dei medici e dei dentisti ha garantito ai liberi professionisti impossibilitati a  lavorare per la perdita dello studio un sussidio da 2.317 euro lordi al mese. L’intervento complessivo è stato superiore a 2 milioni di euro, con oltre 200 medici assistiti in un legame attivo in qualche caso ancora oggi.  Ma i sussidi non sono stati l’unico modo per essere vicini ai colleghi sul territorio.

“Dopo la prima scossa del  20 maggio i danni al mio ambulatorio erano minimi, la seconda del 29 ha  danneggiato le fondamenta in modo irreparabile” ricorda Giovanni Razzaboni, medico a Cavezzo. “Ho mandato la documentazione tramite l’Ordine di Modena, è servita un’integrazione ma i tempi sono stati  rapidi, per dicembre avevo già ricevuto l’indennizzo di circa 16mila euro”.

Oggi Razzaboni lavora ancora nei container per scelta, in attesa che sia pronto l’ambulatorio dove inizierà la sua esperienza di medicina di gruppo con altri due colleghi: “Era una scelta su cui ragionavamo da tempo,  perdere lo studio ha dato a molti l’impulso ad associarsi. E la stragrande maggioranza dei pazienti sembra  apprezzare”.

Anche perché tra i medici del territorio la sensazione è che, nonostante l’assenza di studi ufficiali (“tendono a dimenticarsi di noi della Bassa”, dicono sorridendo) alcune propensioni siano evidenti. “Gli anziani sono più fragili, e avere una struttura che garantisce sempre la presenza di almeno un medico è un vantaggio” spiega Borelli, secondo cui i casi di demenza e di gioco d’azzardo patologico sono cresciuti di circa il 30 per cento.

“La mortalità è aumentata nella fascia più vecchia della popolazione, ma è anche comprensibile visto che  faticano ad adattarsi dopo aver perso la propria casa” conferma Sergio Penitenti, studio a Mirandola e anche lui senza un tetto dopo la seconda scossa. “Il mio condominio è stato valutato come E3, gravemente lesionato, ed è stato abbattuto. Ho usufruito del contributo dell’Enpam visto che copriva anche la perdita  della prima casa e sto ricominciando, ma per chi da tre anni è ancora in attesa di tornare a vivere il terremoto continua ogni giorno”.

Andrea Le Pera

@FondazioneEnpam