SANITA’: CORTE COSTITUZIONALE PROMUOVE LEGGE VENETA SU SPECIALIZZANDI
(Adnkronos) – Le legge regionale del Veneto che ha istituito i contratti regionali di formazione specialistica, finanziando una novantina di borse di studio aggiuntive per gli specializzandi in medicina, non lede le prerogative statali in materia di istruzione, professioni e tutela della salute, ne’ i principi di libera circolazione dei medici e di riconoscimento dei loro titoli. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, con la sentenza 126 del 7 maggio scorso (ma notificata solo ieri in Regione), che ha cosi’ respinto la questione di legittimita’ costituzionale sollevata dal Governo.
”Una grande vittoria per il Veneto, che vede riconosciuto il diritto all’autonomia e il principio che le risorse dei veneti rimangano in Veneto a beneficio dei bisogni della propria comunita”’, commenta soddisfatto Leonardo Padrin (Forza Italia), presidente della commissione sanita’ e padre della legge 9 approvata dal Consiglio veneto con voto unanime il 3 maggio 2013.
”I giudici della suprema Corte – ha affermato Padrin, nel corso della conferenza stampa indetta presso la Direzione dell’Azienda ospedaliera di Padova, presente il direttore generale Claudio Dario – hanno riconosciuto il pieno diritto della Regione ad esercitare la propria autonomia nel destinare proprie risorse a borse di studio aggiuntive per i futuri medici, in modo da integrare l’esiguo numero dei posti di specialita’ riconosciuti dal ministero”.
Obiettivo della legge 9 del maggio scorso e’, infatti, quello di garantire la formazione specialistica dei medici che si laureano negli atenei veneti di Padova e Verona, finanziando posti aggiuntivi presso le scuole di specializzazione universitaria delle due universita’ ed assicurare cosi’ la presenza di specialisti nelle strutture e negli enti del Servizio sanitario regionale. La legge prevede che la Regione individui ogni tre anni il fabbisogno dei medici specialisti da formare, tenendo conto della propria programmazione sanitaria e della situazione occupazionale.
La Giunta regionale e’ delegata a predisporre i bandi, e potra’ anche prevedere particolari norme che impegnino i borsisti a rimanere a lavorare in Veneto, una volta specializzati.
Complessivamente la legge ha stanziato 27 milioni di euro nel triennio 2013-2015 per finanziare 92 borse di studio regionali che andranno ad integrare il numero dei contratti di formazione ministeriali (circa 400) concessi alle Scuole di specialita’ di medicina in Veneto.
Nel luglio scorso il Consiglio dei ministri aveva impugnato la legge veneta davanti ai giudici della Corte Costituzionale ritenendola ”invasiva” della potesta’ esclusiva dello Stato in materia di contratti di formazione, lesiva delle norme in
materia di libera circolazione dei medici e di riconoscimento dei loro diplomi e ”anticostituzionale” perche’ avrebbe violato la potesta’ statale in materia di professioni e tutela della salute.
