I dentisti sfidano le low cost
L’Andi verso il congresso. Inserimento nel lavoro, concorrenza e futuro pensionistico: il sindacato fa il punto sui principali temi che impattano sulla previdenza degli odontoiatri
Come sindacato ci siamo molto impegnati per garantire che le aliquote della Quota B del fondo della libera professione non fossero estremamente penalizzanti. Siamo riusciti, anche attraverso i nostri rappresentanti nelle Consulte, ad ottenere un compromesso di equilibrio che ha sì comportato un aumento graduale dei contributi, ma non ai livelli che erano stati inizialmente prospettati nelle prime bozze di riforma.
Cosa pensa della previdenza complementare?
Personalmente sono iscritto a FondoSanità da quando è nato con il nome di Fondo Dentisti. Ogni anno verso la quota massima perché ci credo e l’ho sempre sostenuto. Il consiglio che mi sento di dare a tutti è di iscriversi, anche considerando l’agevolazione offerta dall’Enpam che ha regalato la quota di iscrizione ai giovani sotto i 35 anni. Va detto che nella prospettiva economica e demografica attuale costruirsi una copertura complementare è quasi d’obbligo, direi.
Le realtà low cost funzionano per qualche tempo perché riducono i costi del personale, appoggiandosi soprattutto su neo laureati sotto pagati, e perché realizzano qualche economia di scala facendo acquisti di massa. Ma non è un modello che potrà continuare a lungo anche perché le prestazioni eseguite con tempi ridotti o con materiali di qualità non elevata portano a contenziosi.
Il problema di base è che attualmente per un neolaureato non ci sono prospettive di aprire uno studio ed è difficile anche cominciare a collaborare con uno già esistente. Ciò è dovuto alla crisi ma anche all’eccessivo numero di ingressi all’università, una questione che comunque si potrà risolvere solo se si farà una programmazione unica europea. Poi bisogna lavorare sulla formazione.
Gabriele Discepoli
Twitter: @FondazioneEnpam
Tratto da:

Il Giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri n. 3/2014






