Mancheranno gli specialisti

Il paradosso di una pletora di disoccupati e i migliori cervelli in fuga all’estero. Uno scenario dietro l’angolo: senza nuovi fondi e una programmazione basata sui fabbisogni reali della popolazione il sistema rischia di impazzire.
Per trovare undici anestesisti e altrettanti medici specializzati in medicina urgenza, il direttore generale della Asl di Foggia si è dovuto rivolgere a Grecia e Spagna. Il campanello d’allarme suonato in Puglia è il segnale che il problema del finanziamento della formazione post-laurea in medicina e quello, connesso, della riforma del sistema di programmazione di fabbisogni sanitari e accessi all’università, non sono più rinviabili.
L’alternativa è ritrovarsi un Servizio sanitario senza le figure necessarie a garantire la domanda di salute dei cittadini e, contemporaneamente, un esercito di medici disoccupati (per lavorare stabilmente in strutture del Servizio sanitario nazionale, è necessario il titolo di specialista). Il tutto mentre gli specializzati, capitale umano formato con denaro pubblico, sono sempre più oggetto del desiderio delle nazioni evolute, che se li contendono su scala planetaria a suon di lauti stipendi.
15.000 MEDICI IN MENO Una situazione simile a quella prospettata dall’indagine dell’Anaao Assomed. Il sindacato dei medici dirigenti del settore pubblico ha reso pubbliche le conclusioni di uno studio secondo cui nei prossimi dieci anni mancheranno all’appello del Ssn oltre 15mila medici.
Il team formato da Carlo Palermo, Domenico Montemurro e Fabio Ragazzo, ha incrociato i dati Enpam con quelli di Fnomceo, Miur e Ragioneria di Stato, per concludere che dal 2014 al 2023, a fronte dei 58mila pensionamenti previsti per medici dipendenti pubblici, universitari e specialisti ambulatoriali, saranno poco più di 42mila i contratti di formazione finanziati con la dotazione annua disponibile.
Se entro il 31 luglio non verrà rimpinguato il capitolo di spesa per il 2014, sarà possibile attivare appena 3.500 contratti di specializzazione (erano 5.000 nel 2012) contro una stima di 7.000 neolaureati e oltre 10mila nuovi accessi alla facoltà di Medicina (nell’anno accademico 2013/2014 con i ricorrenti al Tar le matricole sarebbero state addirittura quasi 15mila).
ANESTESISTI CERCASI La stima Anaao ricavata sulla base del dato storico degli ospedalieri, conferma i timori per l’impatto che l’imbuto formativo avrà sulla capacità del sistema di rispondere ai crescenti fabbisogni di salute. Sul tema del personale medico, nei primi giorni di marzo il ministro della Salute Beatrice Lorenzin aveva annunciato di aver chiesto uno studio per “capire quanti ne servono e dove possiamo dare la massima formazione”.
In alcuni casi però è già emergenza, come all’azienda sanitaria di Foggia. Qui il direttore generale dell’Asl pugliese, Attilio Manfrini, per trovare undici anestesisti e altrettanti laureati specializzati in medicina d’urgenza e senologia ha scritto agli uffici consolari di Grecia e Spagna a Bari. La lettera è stata “una provocazione”, dice il manager, nata però dalla constatazione che il bando pubblico di settembre 2013 e gli avvisi su stampa locale e nazionale non avevano sortito effetti. “Gli anestesisti in particolare sono merce rara” dice Manfrini.
Gli fa eco Gian Alfonso Cibinel, presidente della Società italiana medici d’emergenza-urgenza, che per denunciare il taglio dei posti ha organizzato una giornata nazionale di mobilitazione e un flash-mob davanti al Miur. “Non possiamo formare meno del 20 per cento degli specializzati che servono” ha detto Cibinel. Nel frattempo suonano sempre più forti per i giovani medici specializzati in Italia le sirene di un’occupazione all’estero.
RIMODULAZIONE LONTANA Fissata a metà ottobre dal ministro Giannini la data della prova per le scuole di specializzazione che inaugurerà l’era della graduatoria unica su scala nazionale, sembra nel frattempo slittare il decreto ministeriale per rimodulare classi, tipologie e durata dei corsi.
Atteso per il 31 marzo, nelle intenzioni del legislatore doveva liberare fondi da destinarsi all’incremento del numero di contratti a partire dal 2015. Con il cambio di governo si è perso il filo e l’argomento è tornato in discussione solo in questi giorni.
LA PETIZIONE Intanto il 26 marzo dal sito www.medicisenzafuturo.it è partita una petizione sottoscritta da 33mila persone nei primi quattro giorni per chiedere almeno 6.000 formazioni post lauream per ogni anno accademico e di “dotare il sistema di strumenti utili a programmare correttamente il fabbisogno di medici e professionisti sanitari” così da “non commettere un atto di grave miopia – recita il testo inviato a Napolitano, al presidente del Consiglio Renzi, ai ministri Lorenzin, Giannini e Padoan, – regalando all’estero i nostri giovani”.
Alla raccolta firme promossa dal network trasversale di cui fanno parte il comitato aspiranti specializzandi, il coordinamento nazionale studenti in medicina per la Ri-FORMAzione, il coordinamento liste per il diritto allo studio e il Segretariato italiano giovani medici (Sigm), è seguita la manifestazione “Noi vogliamo specializzarci”, svoltasi il 2 aprile davanti a Montecitorio.
POSTI NEI CORSI DI LAUREA I posti nelle facoltà di Medicina e Odontoiatria per il prossimo anno accademico erano stati inizialmente ridotti del 20 per cento dal Miur. Il numero però, dopo il confronto con il ministero della Salute e nonostante il parere contrario di Ordini e sindacati, è tornato ai livelli dell’anno scorso ed è stato aggiornato a 9.983 unità per medicina (10.157 l’anno scorso) e 949 per odontoiatria (erano 984).
Per i dentisti, la decisione di tornare a un numero di accessi pari all’anno scorso, è stata presa nonostante la Commissione albo odontoiatri (Cao) avesse ufficialmente chiesto che per quest’anno i posti fossero zero.
Marco Fantini
Twitter: @FondazioneEnpam
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Tratto da:

Il Giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri n. 3/2014






