Il dentista d’acciaio
Quattro ore di allenamento al giorno. Così un odontoiatra di Campobasso si prepara per l’Ironman. Una competizione estrema che si gioca su distanze più lunghe di quelle olimpiche
Dal martedì alla domenica la sveglia suona alle quattro e mezzo di mattina. Allenamento dalle cinque alle nove e poi allo studio dentistico fino alle sette di sera.
Il primo giorno della settimana Gianfranco Barone non si allena, riposa.
“Il lunedì faccio solamente una sessantina di vasche in piscina”, dice il dentista di Campobasso che l’anno scorso ha concluso la sua prima ‘Ironman’ in quattordici ore e ventiquattro minuti. L’Ironman è una variante del triathlon (nuoto, bicicletta, corsa). Gli atleti lo chiamano il ‘super lungo’.
Si percorrono distanze magtgiori rispetto al triathlon classico: 3,86 chilometri di nuoto, 180,26 chilometri in bicicletta e per concludere 42,195 chilometri di corsa, una maratona.
“L’Ironman non è una cosa che si improvvisa. Ha bisogno di molto allenamento”, dice Barone.
Parlare con lui fa venire voglia di metterti le scarpe da corsa, inforcare una bici e tuffarti in acqua.
Barone non racconta la fatica, ma l’odore della terra che senti mentre corri, il sapore dell’aria e dell’acqua a contatto con il tuo corpo mentre nuoti e pedali. “Per me il triathlon è diventato uno stile di vita.
Mi fa provare belle sensazioni che mi aiutano a star bene con me stesso, mi aiutano a far bene il mio lavoro. Ormai non potrei più farne a meno”.
Gianfranco Barone ha da poco compiuto cinquant’anni. Alto un metro e novanta, da ragazzo ha giocato a pallavolo in serie A2.
Poi la laurea in odontoiatria, il matrimonio, tre figli. A quarant’anni ha messo le scarpe da corsa e cinque anni fa è arrivato al triathlon. A Zurigo nel 2013 ha fatto il suo ingresso tra gli uomini d’acciaio, gli Ironman.
“Sono state le quattordici ore e ventiquattro minuti più intensi della mia vita, dice. Se penso all’arrivo di quella gara ancora mi vengono i brividi.
Mi sono piazzato al quarantesimo posto tra i 450 della mia categoria. Non sono arrivato primo, ma nell’Ironman sono tutti vincitori.
È una gara estrema dal punto di vista fisico, concluderla è di per sé una vittoria. Alla partenza si rischia di affogare per quante sono le persone che si accalcano nell’acqua.
In Italia siamo in seicentocinquanta ad aver portato a termine gare di Ironman. Le gare sono momenti di collaborazione tra tutti, si crea una bella atmosfera e alla fine si festeggia tutti insieme con un boccale di birra. In una gara ho visto un atleta gareggiare con suo figlio tetraplegico.
Lo ha trascinato a nuoto, in bici e di corsa per tutto il percorso. È stato emozionante”.
I suoi prossimi impegni? A fine giugno a Klagenfurt, in Austria c’è una gara di Ironman. Per prepararla andrò a Pescara ai primi di giugno a fare l’Ironman 70.3, una gara con la metà delle distanze dell’Ironman.
I Campionati del mondo Ironman si disputano ogni anno dal 1978 alle isole Hawaii. Per tutti gli interessati a conoscere il mondo degli Ironman consigliamo di consultare il sito http://eu.ironman.com
(Laura Petri)
Twitter: @FondazioneEnpam
Tratto da:

Il Giornale della Previdenza dei Medici e degli Odontoiatri n. 3/2014










