Corti: presto nuovo sondaggio Fimmg su mmg e informazione medico-scientifica
FIMMGNOTIZIE – Il medico di famiglia privilegia ancora la relazione personale. Le relazioni interpersonali contano tanto, anche più dei contenuti scientifici recati dagli ISF e del brand di appartenenza. Questo dicevano i medici di famiglia italiani nel 2008, intervistati nell’ambito di un’indagine condotta su un campione rappresentativo di mille professionisti iscritti alla Fimmg.
La Fimmg sta per riproporre il medesimo sondaggio, anche alla luce dei sostanziali cambiamenti intervenuti in questi ultimi anni in ambito ISF nei confronti della primary care. Lo annuncia Fiorenzo Corti in occasione del seminario di HPS proprio nella sessione che riguarda l’evoluzione del rapporto tra camici bianchi e informatori scientifici. “Di quel sondaggio ricordo soprattutto il dato sull’importanza del rapporto personale tra mmg e informatori – ha detto Corti – che era più evidente tra gli uomini (69% circa) che nelle donne (61%) e più sentito al Sud che nel resto del Paese”.
Andando a riguardare quei dati – in attesa di un loro prossimo e auspicato aggiornamento – emerge tuttavia un altro dato poco lusinghiero: il 77% dei medici di famiglia italiani è (era) insoddisfatto della quantità e della qualità dei messaggi aziendali veicolati attraverso la propria rete. “Su questo influisce molto la frequenza delle visite – spiega Corti – che quando eccede diventa sgradita”. Corti ricorda un periodo lontano in cui ogni cinque persone in sala d’attesa uno era un informatore che s’incuneava tra una visita e l’altra. “Oggi sono molti di meno, direi uno ogni quindici pazienti. Mediamente sono più giovani, professionali e tecnologici di come li ricordo in passato.
Tante le donne”. Rispetto a un tempo non troppo lontano, oggi le visite si effettuano per appuntamento e raramente la loro durata supera i quindici minuti, sia che trattino del lancio di un nuovo prodotto (sempre di meno, “a va-sans dire…) che di un semplice recall. Sui contenuti della visita, Corti apprezzerebbe molto un’informazione che vertesse sulle interazioni tra farmaci somministrati in continuità terapeutica tra ospedale e territorio e, in generale, finalizzata alla prevenzione di eventi avversi considerata la preponderante politerapia tra i pazienti anziani (circa il 70% degli assistiti). “Su questo c’è il buio totale – conclude Corti – e il medico di famiglia sa poco o nulla: le istituzioni non lo aiutano”.
Fonte About Pharma e Medical Devices
Tratto da FIMMGNOTIZIE (Leggi tutto)
