AMBIENTE: A CROTONE ‘TIRA UNA BRUTTA ARIA’, 13 ANNI DI BONIFICHE MAI AVVIATE/FOCUS
(Adnkronos) – Roma, Una storia lunga 13 anni che riguarda una bonifica mai partita con enormi danni all’ambiente e alla salute. Ci troviamo nell’area Crotone-Cassano-Cerchiara, inclusa nell’elenco dei siti di bonifica d’interesse nazionale (Sin) nel 2001 e che si estende sulla terraferma per 530 ettari e a mare per 1.452 ettari (tra i quali 132 di area portuale).
”Dal 2001, quando e’ stato riconosciuto il danno ambientale, e’ partito solo il decomissioning, cioe’ lo smantellamento delle strutture. Nel frattempo pero’ abbiamo avuto otto commissari per l’emergenza ambientale, incaricati di occuparsi della vicenda ma senza grandi risultati” denuncia Francesca Traviesso, del circolo di Legambiente Crotone.
Bonifica in ritardo anche secondo l’assessore all’Ambiente della Regione Calabria Francesco Pugliano che, pero’, rileva la comunione d’intenti da parte delle amministrazioni nel chiedere “una bonifica integrale” che restituisca il territorio ai cittadini. “Siamo tutti d’accordo – sottolinea Pugliano – nel dire no ad altre attivita’ industriali sul sito e per questo non si accetta una semplice messa in sicurezza ma serve la garanzia che i danni gia’ procurati non estendano al futuro”.
A contaminare il suolo e le acque di falde si trova di tutto: ammoniaca, fosforite, cloruro di potassio, pirite, additivi, quarzite, fosforo e acido fosforico e metalli pesanti (zinco, cadmio, rame e arsenico).
Una situazione preoccupante non solo da un punto di vista ambientale. In Calabria, e in particolare a Crotone, il dato sulla mortalita’ e’ superiore a quello nazionale ”e i tumori riguardano soprattutto il colon retto per gli uomini e la mammella per la donna” spiega Giuseppe Varrina, segretario regionale e della provincia di Crotone della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg).
Volendo riassumere lo stato di avanzamento della bonifica, secondo i dati aggiornati a marzo 2013 dal ministero dell’Ambiente, la caratterizzazione dei sedimenti riguarda solo il 42% delle aree e i progetti di bonifica approvati coprono appena il 31,7% della superficie. Nel febbraio 2011 viene sottoscritto, presso il ministero dell’Ambiente, un accordo di Programma quadro da 20 milioni di euro (10 milioni stanziati dal ministero e 10 dalla Regione Calabria).
Obiettivo, “dare attuazione a interventi concreti di bonifica dei suoli inquinati all’interno del Sin, ovvero nelle aree interessate dalla presenza del conglomerato idraulico catalizzato (Cic) nell’area archeologica nel comune di Crotone nonche’ nell’area della discarica Tufolo-Farina” e di gettare le basi per garantire le condizioni di sviluppo dell’area compatibili con le vocazioni del territorio e con le risorse naturali presenti”. Ma il problema che riguarda il sito sono i ritardi – rileva Legambiente nel dossier “Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realta’?” – con responsabilita’ palesi di tutti gli attori coinvolti.
In particolare, manca una concreta programmazione per la destinazione dell’area, indispensabile ai fini della bonifica.
(Red/Ct/Adnkronos) 19-FEB-14 17:01
