STAMINALI: UMI A MEDICI BRESCIA, NON PRATICATE METODO STAMINA. FALSETTI, SI RISCHIA DI VIOLARE LEGGI E CODICE DEONTOLOGICO
Roma, 22 gen. (Adnkronos Salute) – “L’Unione medici italiani ritiene di consigliare ai propri iscritti e non, medici dirigenti dell’azienda ospedalieria Spedali Civili di Brescia, di astenersi dal praticare ulteriori trattamenti con il metodo Stamina proposti dalla direzione aziendale e sanitaria dai propri diretti superiori, ancorché giustificate dagli accordi tra l’azienda e Stamina o dalle ordinanze della Magistratura. Tale consiglio è motivato dalla novità che i medici ora sono informati sul metodo Stamina e sono, quindi, consapevoli della mancanza di una sicura validazione scientifica”.
L’invito arriva da Francesco Falsetti, presidente dell’Umi. “Si auspica – afferma in una nota – che l’Ordine provinciale dei medici di Brescia assuma, anche per i nuovi elementi venuti alla luce, un ruolo più attivo nel rispetto del proprio ordinamento istitutivo “. Dai media e dalle dichiarazioni degli scienziati, in particolare della senatrice Elena Cattaneo, osserva l’Umi, “si chiarisce definitivamente che il metodo Stamina è considerato una terapia senza base scientifica, e quindi insistere nel praticare il trattamento avendo acquisito le attuali notizie e con l’andamento delle indagini è fortemente rischioso perché in contrasto con le norme di legge e deontologiche”.
Secondo Falsetti, “vale la pena comunque ricordare che la Magistratura non ha mai ordinato esplicitamente a nessun medico singolarmente di praticare la terapia del metodo Stamina. Ma anche se fosse, il medico ha comunque l’obbligo di rispettare le norme del codice deontologico medico”. Inoltre, “la non conoscenza dell’efficacia del farmaco validata scientificamente e degli effetti collaterali – osserva Falsetti – non consente al medico di ottenere da parte del paziente o dei parenti un corretto consenso informato secondo le norme di legge”.
“A noi risulta – continua il presidente Umi – essere stata stipulata una convenzione tra Spedali Civili e Stamina Foundation che non presentava caratteri di sperimentazione clinica. Il trattamento a cui sono stati sottoposti i pazienti si desume sia frutto, nella prima fase, di questa convenzione e successivamente di ordinanze della Magistratura (ricordate più volte dalla stessa direzione aziendale).
Per effetto della convenzione richiamata e delle ordinanze della Magistratura sono stati coinvolti medici dirigenti dipendenti dall’Ao Spedali Civili di Brescia”. Entrambe, convenzione e ordinanze, “non sono però condizioni sufficienti, a nostro avviso – insiste l’Umi – perché il medico, ancorché dipendente, possa venire meno ai propri obblighi professionali derivanti dalle norme di legge e dal codice deontologico medico (art. 4 ‘Libertà e indipendenza della professione’; art. 13 ‘Prescrizioni e trattamento terapeutico’; art. 39 ‘Assistenza a prognosi infausta’) sentendosi obbligato a prestare la propria opera adottando trattamenti terapeutici la cui efficacia non sia stata già scientificamente provata e siano stati valutati gli eventuali effetti collaterali o peggio infausti”. Infine, “la motivazione che il metodo Stamina possa essere praticato come cura compassionevole non regge in quanto queste terapie devono comunque rispondere a criteri certi di scientificità ed essere autorizzate.
Molti degli ammalati trattati – conclude l’Umi – non ci risulta fossero in condizioni cliniche per rientrare in questa categoria. Quindi, il medico che ritenga di attenersi al nostro consiglio e non effettuare più il trattamento con il metodo Stamina deve rendersi comunque disponibile per ogni assistenza, diagnostica e terapeutica, al malato posto a suo carico e comunicare questa sua decisione alla direzione aziendale e all’Ordine dei medici a cui è iscritto”.
