SANITA’: VENETO FRA REGIONI LEADER PER EFFICIENZA E COSTI
Abano Terme (Pd), 2 dic. (Adnkronos Salute) –
Ultima arrivatatra le regioni che hanno aderito al sistema di valutazione delle’performance’ in sanità – impostato nel 2004 dalla Scuola superioreSant’Anna di Pisa – la sanità pubblica veneta si colloca già ai primiposti e dimostra di saper centrare il bersaglio. La promozione – ad unanno dall’ingresso del Veneto nel network di valutazione – è arrivatada Sabina Nuti, responsabile del Laboratorio di management e sanitàdella scuola superiore pisana – che ha presentato il sistema divalutazione e i risultati ottenuti dal Veneto nel corso del convegnopromosso dalla commissione Sanità del Consiglio regionale del Venetopresso il teatro congressi di Abano Terme, di fronte ad un’affollataplatea di manager e amministratori delle aziende sanitarie venete.
La sanità pubblica del Veneto si colloca in media a metàclassifica nei 160 indicatori scelti dalla Regione e dalla scuolasuperiore di Pisa, tra Toscana, Umbria, Marche, Trento, Bolzano,Liguria e Basilicata. Dai dati illustrati, il Veneto risulta laregione con il più basso tasso di ospedalizzazione, in vetta allaclassifica per il minor numero e la minor durata dei ricoveri peralcune patologie (ad esempio la gastroenterite in età pediatrica) e inottima posizione per le fratture al femore operate entro due giorni.Buona la percezione di cura da parte dei pazienti, come dimostrano lepoche dimissioni volontarie dei pazienti dai reparti e dai prontosoccorsi degli ospedali veneti. Ma dal confronto con le altre ottorealtà che hanno aderito al sistema di qualità individuano per ilVeneto margini di miglioramento su più fronti: ridurre le giornate didegenza oltresoglia (cioè i ricoveri che si prolungano oltre i 30giorni), contenere in maniera omogenea ed equa (tra territori ma ancheper classi di età) la spesa farmaceutica, perseguire maggiorappropriatezza degli interventi chirurgici e garantire medesimistandard di qualità, efficienza e sostenibilità nei diversi territoridel Veneto.
“Abbiamo iniziato un percorso – ha sottolineato Leonardo Padrin,presidente della commissione Sanità – che ci deve rendere ancora piùcompetitivi, per migliorare la qualità e i servizi ai cittadini,gestendo correttamente le risorse pubbliche, in uno scenario senzafrontiere che si è fatto sempre più competitivo. La valutazione delleperformance significa poter individuare i costi standard ottimali epoter migliorare organizzazione, servizi e quindi offrire risposte piùefficienti alla popolazione”. “Ma i confini delle Ulss – ha avvertitoPadrin – costituiscono oggi una rigidità, retaggio del passato, ingrado di condizionare le performance delle aziende, anche in presenzadi un ottimo management e dei buoni processi organizzativi. La secondasfida da vincere è quella culturale, per far passare la logica dellavalutazione e della meritocrazia nell’organizzazione della sanitàpubblica, delle aziende Ulss e anche nell’opinione pubblica”.
”A fronte del disavanzo di 600 milioni che si prospettava nel 2010 e del 1,3 miliardo di euro di debito strutturale delle aziende venete – ha ricostruito Domenico Mantoan, segretario regionale della sanità veneta – era doveroso porre mano al modello gestionale del sistema sociosanitario.
Uscire dall’autoreferenzialità e trovare indicatori per misurare il sistema è stato il secondo passo per affrontare una situazione di risorse decrescenti. L’ingresso nel ‘network’ della valutazione delle performance tra Regioni rappresenta una scelta obbligata per riuscire a coniugare assistenza a una popolazione sempre più anziana senza impoverire il welfare e le generazioni più giovani.
La ‘pagella’ del network ci mostra che in Veneto la sanità funziona, costa relativamente poco e può ulteriormente migliorare, se riuscirà a valorizzare le reti dei 27 mila posti letto delle case di riposo, dei medici di base e delle strutture intermedie”.
Nel corso della tavola rotonda i direttori generali delle aziende sanitarie del Veneto si sono confrontati con le valutazioni del network e le difficoltà di coniugare qualità, sostenibilità economica del sistema ed equità. ”L’ossessione per il controllo dei costi – ha osservato Gino Gumirato, direttore generale dell’Ulss 13 – può stressare gli operatori e determinare un abbassamento della qualità dei servizi.
La vera sfida è controllare e riportare a regime le eterogeneità dei consumi, ad esempio la spesa farmaceutica. Ben vengano gli indicatori di valutazione, perché ci aiutano a migliorare l’organizzazione senza incidere nella salute dei cittadini, anzi migliorandola”. ”La sfida – ha aggiunto Alessandro Dall’Ora dg dell’Ulss 22 di Bussolengo – è ridurre i costi, riallocando correttamente le risorse”.
”Là dove c’è la miglior sintonia tra ospedale e territorio, tra sistema ospedaliero e medicina di famiglia – ha osservato Bortoli Simoni direttore generale dell’Ulss 8 di Asolo – è più facile centrare il bersaglio e ottenere una buona sanità”.Per Giuseppe Cenci, direttore generale dell’Ulss 5 Ovest vicentino, ”la sfida dei costi standard deve coniugarsi con gli obiettivi regionali di razionalizzare il numero di ospedali e riorganizzare la rete territoriale di servizi e di strutture riabilitative”.
”Ci troviamo a lavorare in un sistema che assorbe sempre maggiori risorse – ha rilevato Arturo Orsini, direttore generale dell’Ulss 18 di Rovigo – per liberare risorse va ripensata l’assistenza ospedaliera rivedendone geografia e servizi e potenziando, in alternativa, i servizi territoriali”.
(Adnk/Adnkronos Salute) 02-DIC-13 16:14
