SANITA’: CENSIS, FAMIGLIE LAZIO SPENDONO PER CURE PIU’ CHE IN ALTRE REGIONI. I DATI DI RICERCA SUL WELFARE, 23% RINUNCIA A DENTISTA
Roma, 19 set. (Adnkronos Salute) – Le famiglie del Lazio spendono di tasca propria per le prestazioni sanitarie piu’ di quanto avviene nel resto d’Italia. Nella Regione, infatti, l’88,7% dei nuclei familiari ha sostenuto spese nell’ultimo anno per acquistare farmaci a prezzo intero o per pagare i ticket in farmacia, contro il 78,2% nella media italiana. Non solo: l’83,5% ha pagato per prestazioni ambulatoriali come visite mediche specialistiche o accertamenti diagnostici, contro il 60,3% della media nazionale, mentre il 43,6% si e’ sobbarcato visite e prestazioni odontoiatriche private (media nazionale 38,6%).
E’ quanto emerge da una ricerca nel Lazio legata al progetto “Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali” di Censis e Unipol, con la collaborazione del Consiglio regionale Unipol Lazio. Data la scarsa copertura da parte del sistema sanitario pubblico, negli ultimi due anni – ricorda il Censis – il 31% delle famiglie del Lazio ha effettuato solo le cure odontoiatriche indispensabili, preferendo strutture pubbliche o puntando al massimo risparmio in caso di accesso alle strutture private, anche chiudendo un occhio sulla qualita’.
Il 23% e’ stato costretto a rinunciare o rimandare il ricorso al dentista, sebbene fosse necessario, perche’ troppo costoso. E se il 40% delle famiglie italiane e’ impegnato in una vera e propria rete di supporto informale, fornendo aiuto ai familiari in difficolta’, questa tendenza appare ancora piu’ spiccata nel Lazio (55%). Nella regione la tipologia di supporto scambiata piu’ frequentemente consiste nell’aiuto a persone sole o malate (riguarda il 22,9% delle famiglie), nell prestito infruttifero di denaro o di altri beni (il 18,1% nel Lazio contro l’8,2% a livello nazionale) e nell’assistenza agli anziani (il 17,6% contro il 9,8% medio). Le voci di spesa piu’ diffuse sono orientate all’assistenza ad anziani e bambini e al mantenimento dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, con costi che gravano sulle famiglie a fronte di una copertura pubblica carente.
“La fotografia restituita dalla ricerca presentata quest’oggi – ha detto Pierluigi Stefanini, presidente di Unipol – ci induce a prendere sempre piu’ consapevolezza del fatto che gli attuali assetti di welfare non sono piu’ in grado di rispondere ai nuovi bisogni socio-assistenziali delle famiglie italiane, nonche’ ai cambiamenti strutturali dell’economia, ai trend demografici e al nuovo mercato del lavoro”. Il progetto ‘Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali’, “che quest’anno giunge alla seconda annualita’ – ha aggiunto Stefanini – si pone l’obiettivo di riflettere in maniera permanente e di concerto con tutti i soggetti impegnati nel settore sulle modalita’ attraverso le quali rendere il sistema del welfare piu’ efficiente, dunque strumento di sviluppo economico, occupazionale e di inclusione sociale”.
“Preoccupa – ha concluso Claudio Di Berardino, segretario generale della Cgil Roma e Lazio e presidente del Consiglio regionale Unipol Lazio – quanto emerge da questa ricerca. Preoccupa e allarma perche’ vi si legge un progressivo sgretolamento nel corso degli anni del sistema di welfare anche nel nostro territorio, falcidiato da una recessione economica senza precedenti. E’ necessario un nuovo modello di welfare, a partire dal rilancio del ruolo e delle scelte strategiche del pubblico, capace di includere e dare risposte ai disagi vissuti quotidianamente dalle famiglie”.
(Red-Ram/Zn/Adnkronos) 19-SET-13 13:00
