Università/ In classifica migliori a mondo salgono Bologna e Pisa
Roma, (TMNews) – Le Università italiane migliorano le loro posizioni e altre entrano ex-novo nelle classifiche internazionali delle migliori università al mondo, secondo la nuova edizione del QS World University Rankings (che classifica le top 800 università su una analisi che ne comprende 3.000). In particolare, le punte di diamante della formazione accademica italiana sono l`Università di Bologna, Roma Sapienza, Politecnico di Milano, università degli Studi di Milano e l`università di Pisa.
Cresce infatti l`impatto della ricerca di questi top five atenei italiani in classifica: l`Università di Bologna è in cima alla classifica nazionale (è al 188esimo posto del ranking, lo scorso anno era al 194esimo); seconda La Sapienza di Roma (sale al 196esimo, nel 2012 era al 216). Terzo posto per il Politecnico di Milano (230esimo, lo scorso anno era al posto 244). Quarta postazione per l`università degli Studi di Milano (posto 235, nel 2102 era al 256) e quinta l`Università di Pisa (259esimo posto,
era al 314esimo nel 2012).
Questo anno rientrano `nelle top 800` in tutto 26 nostri atenei, con quattro new entry (Milano Bicocca, Roma tre, Università studi di Brescia e Verona). Quattordici delle 26 università italiane in classifica hanno mantenuto o migliorato il punteggio. – Andrea Lenzi, presidente del Cun, spiega che si tratta di “un risultato positivo nonostante i tagli alle risorse che da anni colpiscono l`università italiana che, sebbene l’apparente scarsa attenzione dedicata alla innovazione ed alla alta formazione da parte della politica, ha mantenuto ed addirittura migliorato le sue perfomance in questa lista di ranking. D`altra parte anche nei recenti dati della VQR, gestita dall`Anvur, la valutazione del confronto internazionale della università italiana aveva dimostrato l`ottimo risultato della nostra ricerca nei campi tecnologici e bio-medici”.
“In tempi recenti – sottolinea Lenzi – sembra che finalmente il sistema paese e la politica si siano resi conto che senza ricerca, innovazione e cultura non si può avere sviluppo. Le più recenti normative atte a incrementare il rientro dei cervelli dall’estero, ma anche a favorire un rapporto virtuoso fra università e impresa con norme che favoriscono i dottorati di ricerca misti pubblico-privato nei campi tecnologici e progettualità nel settore dei beni culturali, ci potranno finalmente consentire di avere anche quella organizzazione indispensabile per competere sui grandi finanziamenti e progetti europei ed internazionali”, conclude.
Red/Apa 091609 set 13
