SANITA’: CURE PALLIATIVE NECESSARIE A 250MILA ITALIANI, NASCE GRUPPO LAVORO AD HOC . ORGANIZZATO DALLA FEDERAZIONE NAZIONALE DEGLI ORDINI DEI MEDICI
(Adnkronos Salute) – Roma, Sono 250mila gli italiani che hanno bisogno di cure palliative. Di questi 160mila sono malati oncologici e 90mila sono affetti da patologie degenerative. Per questi pazienti le cure palliative potrebbero ridurre lo stato di sofferenza e, a volte, aiutare psicologicamente la sua famiglia. In Italia pero’ mancano gli specialisti in questo settore. Per questo motivo nasce il Gruppo di lavoro per la promozione delle cure palliative, organizzato dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici, per trasmettere una nuova cultura della terapia del dolore.
In Italia non esistono figure professionali specializzate in questo settore della medicina e non esiste una specializzazione post laurea in palliazione. I dati parlano chiaro. Da una ricerca Agenas risulta che solo il 18,5% delle strutture dedicate alle terapie palliative risponde a tutti i criteri stabiliti dalla legge, mentre il 42% possiede solo i criteri minimi. Una carenza da imputare forse agli scarsi fondi destinati, o forse ad una esigua richiesta perché’ molti non sanno di aver diritto a questo genere di cure.
Attualmente sono circa 250mila le persone in Italia che necessitano di cure palliative: di queste 160mila sono malati oncologici, 90mila sono affetti da patologie degenerative. Ma la longevita’ crescente della popolazione fa ipotizzare che il ricorso a questo genere di terapia e’ destinato ad aumentare in modo vertiginoso. – “I cittadini oggi non sanno neppure di avere diritto legale a questo tipo di cura – spiega Fulvio Borromei, Coordinatore nazionale della Fnomceo cure palliative e presidente dell’Ordine dei medici di Ancona – quando invece c’e’ una legge specifica, la 38/2010 che lo stabilisce. Occorre far sapere che esiste questa possibilita’, perche’ molti non sanno di poter essere assistiti anche in casa, migliorando sensibilmente la loro qualita’ di vita, anche se terminale, e alleviando il peso dell’assistenza che pesa sulle loro famiglie. In realta’ oggi non esiste nel Paese una cultura della palliazione”.
“E’ proprio qui che vogliamo intervenire – aggiunge Borromei – consapevoli che laddove ci sia una minima possibilita’ di migliorare lo stato, anche solo psicologico, del paziente, essa va colta. Anche questo e’ essere medico. Ed e’ anche l’altra faccia del dolore dopo i casi di eutanasia piu’ o meno legalizzata di cui si e’ parlato nelle ultime settimane: scegliere di vivere comunque, con tutto il sollievo possibile”.
(Stg/Opr/Adnkronos)29-LUG-13 13:46
