Il linguaggio amministrativo

Raffaele SimoneIl linguaggio amministrativo. Com’è e come dovrebb’essere“, scritto da Raffaele Simone per il Giornale della Previdenza.

 

Le amministrazioni e il loro linguaggio

Le amministrazioni sono state studiate sin dagli inizi della scienza politica moderna (in particolare da Max Weber in vari scritti, come in Economia e società e La politica come professione), in quanto nacquero, a cavallo tra Ottocento e Novecento, insieme allo Stato moderno e ai partiti. La loro proprietà primaria è di essere corpi intermedi, cioè entità che si interpongono tra determinate categorie di persone e i diversi ambiti della vita associata. Ciò ha sia aspetti positivi che aspetti negativi. Dal primo punto di vista, le amministrazioni “prendono in carico” i problemi del cittadino trattandoli in maniera omogenea e puntando, almeno teoricamente, a risolverli. Dal secondo punto di vista, invece, operano come filtro tra cittadini e problemi, dato che, del frammento di realtà di cui ciascuna si occupa, il cittadino vede e sa solo quel che ciascuna amministrazione vuole che veda e sappia.

Contrassegni

Uno dei contrassegni eminenti delle amministrazioni è il linguaggio, molto peculiare e caratterizzato, sicché gli utilizzatori capiscano a colpo d’occhio che non hanno a che fare con chicchessia, ma proprio con un corpo amministrativo. Il linguaggio amministrativo italiano, che deriva da quello francese di epoca napoleonica, nasce dalla confluenza di tre fonti: il linguaggio giuridico, quello burocratico (cioè proprio delle amministrazioni pubbliche) e quello amministrativo (proprio delle amministrazioni in generale). Il linguaggio giuridico, che è la fonte maggiore, risulta a sua volta dalla confluenza di tre linee, somiglianti e insieme diverse: il linguaggio delle norme, quello dei magistrati e quello dei legali. Nascendo da questa complicata rete di affluenti, il linguaggio amministrativo ha innumerevoli “dialetti” secondo le categorie che lo usano: le forze dell’ordine, i ministeri, gli uffici governativi, le amministrazioni private. Siccome ognuna di queste strutture si occupa di tematiche diverse, ciascuna ha la propria terminologia tecnica. A dispetto delle differenze, però, questi dialetti rispondono a scopi omogenei, che in parte sono determinati dalla natura dell’istituzione da cui deriva, l’amministrazione.
Il linguaggio amministrativo ha alcune proprietà esterne. Prima di tutto, siccome dipende da norme, deve fare riferimento, letteralmente o indirettamente, a un corpo di regole (leggi, circolari, determinazioni, raccomandazioni, ecc.). Inoltre, la sua funzione è soprattutto prescrittiva e normativa: dare disposizioni, indicare comportamenti, fissare criteri, stabilire preclusioni. Da queste proprietà derivano alcune conseguenze. Per la prima funzione, il lessico di questo linguaggio ha per lo più un flavor giuridico. Per esempio, termini che nel linguaggio comune sarebbero sinonimi si distinguono sottilmente, proprio come accade nel linguaggio giuridico. Per esempio:

Imposta/tassa
Prezzo/tariffa
Deduzione/detrazione (fiscale)
Evasione/elusione
Sosta/fermata
Contratto/convenzione

Per la seconda funzione, questo linguaggio ha necessità assoluta di essere univoco, per evitare il rischio di conflitti, impugnazioni e contestazioni. Per questo deve servirsi di un grado elevato di tecnicità, connessa alla porzione di mondo in questione.
A quest’esigenza tipica e razionale si è aggiunta col tempo una sorta di “griffe”, per la quale gli appartenenti all’amministrazione aggiungono del proprio, anche al di là della stretta necessità tecnica, creando così un ambiente linguistico particolare: ai tecnicismi giuridici e specifici si sono aggiunte tournures stilistiche, manierismi, espressioni, stilemi. Ma questa complessa stratificazione crea una fastidiosa situazione asimmetrica: le risorse che sono una facilitazione per chi redige sono al tempo stesso una complicazione per chi legge (i cittadini), che trova molto più ardua la comprensione dei testi così ottenuti. Per questo il linguaggio amministrativo costituisce un problema da sempre, al punto che perfino uno scrittore come Italo Calvino se ne è occupato in un brano famoso.
Questo è il resoconto di una semplice situazione, come lo descrive Calvino.

Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L’interrogato, seduto davanti a lui, risponde alle domande un po’ balbettando, ma attento a dire tutto quel che ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo: «Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata».
Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione: «Il sottoscritto essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara d’essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, e di aver effettuato l’asportazione di uno dei detti articoli nell’intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell’avvenuta effrazione dell’esercizio soprastante».

L’esperienza qui riprodotta è forse inventata ma riproduce chiaramente lo scarto tra il linguaggio normale e quello amministrativo, che si sovrappone al primo fino a divorarlo. Calvino chiama antilingua questo codice sovrapposto. Ma, se Calvino ha inventato, non sono affatto inventati gli avvisi seguenti, il primo sul muro di una cassa ospedaliera, il secondo nella sala d’attesa di una stazione:

Per mancanza di moneta divisionale i pazienti solventi sono pregati di presentarsi allo sportello muniti della suddetta.

La clientela in partenza da stazione impresenziata o disabilitata, per non pagare le soprattasse previste dalle Condizioni e tariffe viaggiatori dovrà preavvisare il personale di controlleria, all’atto della salita, nelle località in cui non sia possibile acquistare il titolo di viaggio.

Vediamo qualche aspetto specifico di questo linguaggio, distinguendo una prospettiva macroscopica da una microscopica. Dal primo punto di vista, il linguaggio amministrativo tende ad attenuare la presenza dell’emittente e a riferirsi a un destinatario generico. Cerco di spiegare questa proprietà, che del resto è tipica del comportamento linguistico in generale.
La comunicazione ha due assi o parametri: a. quel che si dice (la predicazione; la sequenza di predicati); b. quel che si intende dire, o che si intende ottenere (la forza pragmatica). A volte i due livelli coincidono, ma per lo più sono dissociati. Si veda ad esempio lo scambio seguente:

A. Che ore sono?
B. Sono andati via tutti

La risposta di B può significare varie cose: a. sono andati via tutti (risposta letterale, che prende la domanda in senso letterale); b. siccome sono andati via tutti, è ora che anche A e B vadano via (risposta per implica tura, che prende la domanda come un ordine). In linguistica il termine implicatura indica un’informazione non codificata realmente ma che tutti (o quasi) sentono come vera. Le implicature sono frequentissime nella comunicazione, e alcune sono codificate in modo standard. Se A dice al telefono la frase seguente:

A. C’è la dottoressa, per favore?

B capisce senza troppe spiegazioni che quella domanda significa «me la passi!». In pratica, quella che sembra una domanda è in effetti un ordine. Tanto l’esempio precedente quanto questo, insomma, contengono un’importante informazione non detta, si basano cioè sul non-detto.
Ma perché la comunicazione umana ricorre così spesso al non-detto? Il motivo principale è lo sforzo di evitare l’atteggiamento assertivo, che può urtare l’interlocutore e scatenare conflitti. Ma il non-detto serve anche a evitare di prendersi responsabilità (“sono stato proprio io a dirlo”) che si possono pagare care. Questi moventi non sono frutto della psicologia individuale, come potrebbe apparire. Infatti, le lingue hanno una varietà di risorse per modulare la “presenza” dell’emittente e del ricevente, per segnalare la presa di distanza da quel che viene riferito, per far capire che la fonte dell’informazione è lontana o sconosciuta, per nascondere le informazioni che si vogliono lasciare non dette.

Procedure tipiche

Tra le informazioni che si lasciano volentieri non-dette sono l’indicazione dell’agente e del ricevente. Le procedure che si usano a questo scopo interessano da vicino il linguaggio amministrativo. Si osservi la decrescente specificità dell’agente nelle frasi seguenti:

Luigi ha preso il caffè…
Quest’ufficio ha deciso…
Qualcuno ha deciso…
Si è deciso…

Un tipico modo per “alleggerire” la designazione dell’agente è il cosiddetto agente arbitrario, come negli esempi seguenti:

Prima di prendere il treno, bisogna obliterare il biglietto

Il bisogna di questo esempio ha per soggetto “chiunque si trovi nella condizione indicata, cioè di dover prendere il treno”. In altri termini, il messaggio si dirige a qualcuno in particolare, ma non lo nomina. Ora, queste modalità di alleggerimento dell’agente sono tipiche del linguaggio amministrativo, come si vede da questi esempi:

In riferimento alla Sua richiesta trasmessa in data 14/04/2013 si comunica che, a seguito dell’esame della documentazione acquisita agli atti, si è proceduto all’annullamento del provvedimento sanzionatorio prot. 14150 del 18/02/2013, sostituito dalla nota allegata.
Rimanendo a disposizione per ogni eventuale chiarimento, si porgono distinti saluti…

Un’altra modalità tipica consiste nel rendere “arbitrario” il ricevente, così evitando di indicarlo:

nel proposito di disincentivare la presentazione della domanda direttamente all’Enpam, e per favorire invece l’adempimento dell’obbligo regolamentare di presentare questa tipologia di domanda per il tramite del competente Ordine professionale.

Ha la stessa funzione la costruzione passiva, che del resto serve in generale a “nascondere” l’agente o a farlo passare in secondo piano

L’incarico di procedere alla relativa riscossione su tutto il territorio nazionale è stato affidato, a decorrere dall’ anno 2001, ad Equitalia Nord

In caso di mancata ricezione del suddetto MAV entro 90 giorni dal recapito della presente dovrà essere contattata la Banca Popolare di Sondrio al numero verde 800.24.84.64, la quale fornirà le istruzioni necessarie per provvedere al relativo versamento. Gli utenti registrati presso il portale www.enpam.it possono, inoltre, reperire un duplicato del bollettino accedendo all’Area riservata di tale sito. In questo caso il pagamento può essere effettuato esclusivamente presso qualsiasi Istituto di Credito.

Una tecnica assolutamente tipica del linguaggio amministrativo (ma di derivazione legale) è la nominalizzazione. Questo termine indica la conversione di intere frasi in un nome nomi. Negli esempi seguenti, b. e c. contengono nominalizzazioni di diverso tipo: la prima è una frase preceduta da un nominalizzatore (il fatto che), la seconda è un nome vero e proprio (incoronazione):

a. Giorgio V è stato incoronato a Westminster. Questo ha fatto grande effetto
b. Il fatto che Giorgio V sia stato incoronato a Westminster ha fatto grande effetto
c. L’incoronazione di Giorgio V a Westminster ha fatto grande effetto

Come mai le nominalizzazioni sono specifiche del linguaggio amministrativo? Da una parte sono più “veloci” delle lunghe frasi a cui corrispondono, e poi, dal punto di vista pragmatico, permettono di evitare la designazione dell’agente, sia perché sconosciuto sia perché difficile a specificarsi. Sono tipiche del linguaggio della giustizia (leggi, sentenze, memorie difensive):

Se la S.V. provvederà a tale adempimento prima del compimento del 70° anno di età, la decorrenza del trattamento pensionistico a Lei spettante verrà fissata con decorrenza retroagente al mese successivo a quello in cui ha compiuto i Suoi 65 anni di età, con conseguente riconoscimento di arretrati maggiorati di rivalutazione ISTAT.

Il finanziamento delle prestazioni previdenziali ed assistenziali erogate da tale Fondo è assicurato dal versamento di un contributo minimo dovuto in misura fissa per fasce d’età. Le modalità di riscossione di tale contributo sono illustrate nelle note allegate, predisposte dagli Uffici competenti.

Si segnala che la presentazione della domanda secondo le nuove modalità dovrà essere assolto da tutti gli aventi diritto, compresi coloro i quali avevano già presentato richiesta di partecipazione al momento della pubblicazione del precedente decreto di emanazione della selezione.

Necessario e superfluo

Alcuni aspetti del linguaggio amministrativo sono necessari (perché imposti, per esempio, dalla necessità di esser chiari), altri sono invece superflui e sono prodotti solo come effetto della “griffe”. Do qui una breve lista di elementi lessicali “superflui” nel senso accennato:

altresì (per anche)
avvenuto, mancato, asserito (per qualificare un nome: l’avvenuto pensionamento)
avverso (per contro)
caducare, caducazione (per scadere, scadenza)
in denegata ipotesi
in materia di
in ottemperanza a …
incentivare, disincentivare (per favorire e scoraggiare)
predisporre (per preparare)
ultroneo (per indebito, irrilevante)
unitamente a… (per insieme a…)

Ecco un esempio di uso reale:

I moduli di domanda della pensione di invalidità permanente sono disponibili esclusivamente presso gli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Si è optato per questa soluzione nel proposito di disincentivare la presentazione della domanda direttamente all’Enpam, e per favorire invece l’adempimento dell’obbligo regolamentare di presentare questa tipologia di domanda per il tramite del competente Ordine professionale.

In questo testo si osservano anche numerose zeppe, cioè parole o espressioni di cui si potrebbe assolutamente fare a meno, che però vengono aggiunte quasi per automatismo scrittorio. Le elenco qui di seguito, con l’aggiunta di altre:

obbligo regolamentare
tipologia di domanda
competente Ordine professionale
provvedere al relativo versamento
effettuare la relativa Dichiarazione
ogni eventuale chiarimento
fornirà le istruzioni necessarie
decorrenza retroagente
debitamente sottoscritto

Gli arcaismi e le forme inusitate sono un’altra proprietà inconfondibile. Si tratta di parole del tutto uscite dall’uso comune, abbandonate nella storia lessicale, che il linguaggio amministrativo riesuma:

Visto l’approssimarsi del compimento del Suo 70° anno di età, si ricorda che Ella ha già maturato, da quasi un quinquennio, il diritto alla pensione ordinaria a carico del Fondo, senza tuttavia fruirne, soltanto perché sinora non ne ha presentato la necessaria istanza utilizzando all’uopo l’apposito modulo.

Le dilazioni sono espressioni (per lo più combinazioni) che allungano un discorso che si potrebbe fare molto più rapidamente:

In riferimento alla Sua richiesta trasmessa in data 14/04/2013 si comunica che, a seguito dell’esame della documentazione acquisita agli atti, si è proceduto all’annullamento del provvedimento sanzionatorio prot. XXXX del 18/02/2013, sostituito dalla nota allegata.

Si ricorda a coloro che ancora non avessero formalizzato l’accettazione del nuovo Codice etico, che per effettuare la relativa Dichiarazione…

Gli incisi sono frasi o serie di frasi incastrate entro una frase già in corso, terminate le quali la frase principale ricomincia. Hanno la proprietà di sospendere l’elaborazione della frase cornice, rendendola così più complessa, e nel linguaggio amministrativo servono di solito a menzionare dettagli, riferimenti normativi e simili Negli esempi che seguono sono in neretto.

Corre l’obbligo di evidenziare che, in caso di mancato pagamento spontaneo, gli Uffici provvederanno a rideterminare l’importo dovuto applicando, in aggiunta alle sanzioni evidenziate nel prospetto CAL.RS, gli interessi di mora di cui all’art. 30 del D.P.R. 29 settembre 1973, n.602, come sostituito dall’art.14 del D.lgs. 26 febbraio 1999, n.46 e procederanno alla richiesta del relativo pagamento anche mediante iscrizione a ruolo.

Si invita la S.V. a presentarsi presso il Distretto n. 1 via E. Scrovegni n. 12 PADOVA, dal Lunedì al Venerdì dalle ore 8,30 alle ore 12,00, inoltre il Lunedì e il Giovedì pomeriggio dalle ore 14,30 alle ore 16,30, munita della Tessera Sanitaria e del C.F.U per effettuare la scelta del nuovo Medico di Base, in sostituzione del Pediatra già revocato per superamento dell’età pediatrica.

Ipercomplessità

Sommando tutte queste proprietà (e altre per le quali non ho lo spazio) si ottengono testi estremamente complessi, nei quali il ricevente ha difficoltà a districarsi:

Corre l’obbligo di evidenziare che, in caso di mancato pagamento spontaneo, gli Uffici provvederanno a rideterminare l’importo dovuto applicando, in aggiunta alle sanzioni evidenziate nel prospetto CAL.RS, gli interessi di mora di cui all’art. 30 del D.P.R. 29 settembre 1973, n.602, come sostituito dall’art.14 del D.lgs. 26 febbraio 1999, n.46 e procederanno alla richiesta del relativo pagamento anche mediante iscrizione a ruolo.

Effetti

Un linguaggio così fortemente caratterizzato crea inevitabilmente degli effetti su quanti ci hanno a che fare, sia come emittenti che come riceventi. Dal punto di vista dell’emittente, infatti, esso crea addiction, in quanto provvede un magazzino di formule e frasi fatte pronte all’uso, che non costringono a elaborazioni eccessivamente complicate. In questo modo, a un livello più interiore, hanno un chiaro effetto di protezione. Inoltre, l’emittente di un messaggio redatto in questo linguaggio ha la certezza di fare sul ricevente un’impressione “forte”, che conferisce autorità e perentorietà alla comunicazione.
Questo è anche il motivo per il quale una variante di questo linguaggio si adopera anche in ambienti, come quelli politici e istituzionali, in cui non sarebbe strettamente indispensabile. Ecco un comunicato (aprile 2015) con cui il Quirinale annuncia che il neopresidente, assumendo la carica, ha rinunciato a cumulare lo stipendio presidenziale (che si chiama appannaggio) alla pensione che prendeva precedentemente. Le parti sottolineate sono chiaramente forme e formule del linguaggio amministrativo:

Il presidente ha “disposto l’applicazione, all’interno della Presidenza della Repubblica, del tetto alle retribuzioni previsto dalla legge per i pubblici dipendenti, anch’esso non direttamente vincolante per gli organi costituzionali“. [Il presidente] “ha disposto la riduzione dell’assegno a lui spettante per legge, in corrispondenza dell’ammontare del suo trattamento pensionistico”.

Che fare?

Come ho detto prima, il linguaggio amministrativo costituisce un problema da tempo, perché i cittadini, sempre più consapevoli dei loro diritti, ne segnalano con proteste la complessità o l’incomprensibilità. Per questo sono stati fatti sforzi notevoli, anche a livello centrale, per ottenerne una semplificazione: si sono organizzati corsi, favorita la stesura di manuali, raccomandazioni e simili. In una democrazia che aspiri alla trasparenza, la comprensione non deve essere negata a nessuno, soprattutto non ai diretti interessati.
Non sembra però che questo sforzo abbia avuto successo, per il prevalere del motivo che ho accennato prima: il linguaggio amministrativo crea dipendenza in chi lo adopera, che quindi ha difficoltà a staccarsene. Eppure non ci vorrebbe molto a ottenere un cambiamento che, pur conservando l’univocità, la tecnicità e l’autorevolezza necessarie, facilitasse la vita al cittadino.
Elenco qui di seguito alcuni esempi di procedure elementari per la “bonifica” del linguaggio amministrativo.

a. Ogni informazione fondamentale in una sola frase, preferibilmente bimembre
b. Il meno possibile di nominalizzazioni, di incisi, passivi, impersonali, dilazioni
c. Il meno possibile di costruzioni passive, negative, doppio-negative
d. Il meno possibile di pseudo-tecnicismi, arcaismi, zeppe, modismi
e. Termini tecnici solo se indispensabili, e magari spiegati a dovere.

Sebbene un’operazione di questo genere possa costare sforzo agli operatori, un linguaggio più trasparente ha molti meriti: è vantaggioso per il ricevente (cioè per il cittadino), come elemento del brand caratterizza l’emittente e, ad ogni buon conto, è facilmente traducibile in un’altra lingua.

Letture

Mortara Garavelli, Bice, Le parole e la giustizia, Einaudi, Torino 2001.
Fioritto, Alfredo, Manuale di stile dei documenti amministrativi, il Mulino, Bologna 1999.