Veneto, 400 ore di corso per lavorare in ospedale

Dovranno frequentare un corso di 400 ore e poi potranno lavorare in Pronto Soccorso. Anche se, per ora, solo con un contratto a tempo determinato.

Nelle prossime settimane si delineerà il futuro dei 224 medici – abilitati alla professione ma non ancora specialisti – che hanno risposto all’avviso di selezione pubblicato il 15 settembre scorso in ottemperanza delle due delibere con cui la regione Veneto, lo scorso agosto, ha deciso di cominciare a far fronte alla carenza di medici.

Quella del bando che metteva a disposizione 320 posti per smaltire i codici bianchi al Pronto Soccorso è, infatti, una prima misura emergenziale “che durerà solo due anni, non è una soluzione strutturale”.

A specificarlo è Francesco Noce, presidente e rappresentante della Federazione degli Ordini dei medici veneti in seno all’Osservatorio che si è costituito proprio per dar seguito a queste decisioni.

I prossimi passi per i giovani medici che faranno parte di questo progetto prevedono ora la verifica dei requisiti, tra cui l’iscrizione all’Ordine, e un periodo di formazione, sia teorica che pratica, che la Regione sta concordando con l’Università.

Concluso questo primo iter, i camici bianchi saranno assunti con contratti libero-professionali dalle aziende sanitarie che ne faranno richiesta.

“Credo che nel giro di pochi mesi si partirà con la formazione – ha spiegato Noce – . I corsi dovrebbero cominciare all’inizio del 2020, ma qualcosa di più specifico sui tempi si saprà solo dopo la prossima riunione dell’osservatorio, l’8 novembre”.

Fra le candidature arrivate “ce ne sono 6 che provengono da colleghi che hanno frequentato il corso di formazione per la Medicina generale, ci aspettavamo che queste fossero di più”, ha aggiunto.

CANALE PREFERENZIALE PER LA SPECIALIZZAZIONE?

Nella riunione di lunedì “è stato chiesto soprattutto come l’Università volesse entrare nella formazione di questi medici. Ed è emerso che i primari dei diversi Pronto Soccorso della regione Veneto hanno già predisposto un programma di formazione – ha continua Noce – ossia delle 400 ore che i medici scelti dovranno svolgere e che si vedrà se saranno sufficienti o meno per la loro formazione”.

Dal canto suo, la Federazione degli ordini dei medici veneti ha chiesto che i medici coinvolti in questo progetto “possano poi entrare con un canale preferenziale (quello dedicato ai dipendenti pubblici, ndr) nelle borse in sovrannumero della Regione Veneto per le specialità universitarie per la medicina d’urgenza. Cosa su cui la Regione si è impegnata a discutere”, ha specificato Noce.

La scuola di formazione “dovrà dare ai giovani colleghi anche un certo grado di autonomia. Saranno comunque sempre tutelati, con le presenza fissa dei tutor e dei medici reperibili. Ma le loro attività si limiteranno principalmente ai codici bianchi ed eventualmente a quelli verdi”, ha concluso.

Maria Chiara Furlò

data pubblicazione : 23/10/2019