Storie di medici che non dovremo più sentire

La tanto attesa riforma della tutela per la malattia e gli infortuni dei liberi professionisti giunge a dare sollievo a una categoria che non è fatta solo di fortunati.

“La vita mi ha riservato un’interminabile serie di brutte sorprese accompagnandole ad una cattivissima salute – ci scriveva lo scorso dicembre un’odontoiatra di Reggio Calabria – .

Operata di tumore tiroideo, cui seguì la radio con il dovuto quasi coma ipotiroideo; operata di ernia cervicale con placca C6-C7; operata svariate volte all’utero per doppia malattia fino ad isterectomia nel febbraio scorso; operata al colon; tunnel carpali; tunnel ulnari.

Adesso, 10 giorni fa, un secondo intervento di anteposizione ulnare al braccio sinistro per calcificazioni formatesi dopo primo intervento. Immobilizzazione naturalmente e ciò che ne consegue”.

“Il tema della mia lettera – scriveva la dottoressa – consiste proprio in questo argomento: l’ingiusta e discriminante condizione cui noi liberi professionisti soggiaciamo in caso di malattia.”

Il riferimento era al fatto di non poter ricevere l’indennità per inabilità temporanea se non dopo i primi 60 giorni di assenza.

Una situazione oggi superata con il dimezzamento dei tempi di carenza: con la riforma, la tutela per i liberi professionisti scatta oggi dal 31° giorno.

“Io e la mia famiglia per 61 giorni dovevamo forse recarci alla Caritas?”, si chiedeva un altro professionista di Benevento costretto a un’assenza di oltre quattro mesi a causa di un infortunio e che lamentava la scarsità dell’indennità prevista fino a quel momento: 80 euro al giorno.

Una cifra massima che con la riforma è più che raddoppiata: 167 euro, cioè circa 5mila euro al mese.

Da Chieti invece un medico manifestava il suo disappunto per i limiti di reddito prima esistenti. “Operato alla colonna lombare, ho fatto domanda per inabilità temporanea presso l’Enpam ma ho scoperto di non poter ricevere l’indennizzo perché non furbo. Dichiaro molto come reddito – scriveva il dottore –.

Se invece avessi evaso le tasse sarei risultato povero e ce l’avrei fatta!”.

Una constatazione amara ribaltata dalla nuova regolamentazione. Oggi l’indennità viene calcolata in proporzione al reddito dichiarato e all’aliquota di Quota B versata.

Chi dichiara di più e paga più contributi previdenziali ha diritto a un trattamento più elevato in caso di malattia o infortunio.

Gabriele Discepoli

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data pubblicazione : 20/02/2019