“Ore di traffico per raggiungere i pazienti”

A poco più di un mese dal crollo del Ponte Morandi i camici bianchi genovesi si trovano a lavorare in una città spaccata in due.

Simona Reglioni, 45 anni, specialista in terapie palliative del dolore, è tra i 600 sfollati che sono stati costretti ad abbandonare la propria casa. L’edificio di via Porro,  uno dei quattro stabili sotto la campata del viadotto autostradale diventato tristemente celebre nelle fotogallery della tragedia, è stato dichiarato inagibile.

“In un attimo ci siamo trovati fuori casa, senza niente”, racconta la professionista genovese che si occupa di terapie a domicilio per l’associazione ‘Gigi Ghirotti’.

Ai 43 morti e alle 258 famiglie senza casa della ‘zona rossa’, si è aggiunto “un disastro lavorativo”.

“Sono potuta rientrare in casa solo per pochi minuti – prosegue Reglioni – per prendere gli effetti più urgenti, come le cartelle cliniche dei miei pazienti e i ricettari”.

La tesi di laurea, la pergamena, le due specializzazioni (una in gastroenterologia), sono ancora in quell’appartamento sovrastato da un colosso di cemento armato che minaccia di sfaldarsi travolgendo tutto.

“Ci sono ancora tanti problemi – dice – e tanti ne verranno. Il nostro appartamento rientra tra quelli, almeno 150, che verranno abbattuti con la demolizione e il rifacimento del viadotto. Andremo in affitto e poi dovremo attendere chissà quanto per avere un risarcimento”.

Seguire gli sviluppi burocratici e amministrativi della vicenda, la costringerà a sacrificare parte delle sue giornate lavorative. Inoltre “adesso servono ore di traffico per attraversare la città e si sono allungati i tempi per raggiungere i pazienti a casa”.

La dottoressa racconta al telefono mentre raggiunge a piedi la centrale piazza De Ferrari per unirsi alla manifestazione organizzata a un mese di distanza dalla tragedia che chiama “il nostro 11 Settembre”.

Muoversi a Genova è un problema. Dopo il crollo della cerniera sopraelevata che univa Ponente e centro, il traffico che circolava sull’arteria si è riversato in tutta la città, in un’emorragia incontrollata di auto.

“Abbiamo fatto in modo che i medici che lavorano negli ospedali di Ponente, al Micone e a Pontedecimo, avessero i permessi per circolare sulle corsie gialle e non pagassero il casello autostradale”, spiega Alessandro Bonsignore, vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Genova.

“Dal 16 agosto abbiamo istituito un polo di guardia medica gratuita, io ho fatto il primo turno”, racconta Stefano Alice, medico di medicina generale che ha lo studio in una traversa di via Fillak, a un passo dal ‘ground zero’.

Un servizio pensato per aiutare chi ha difficoltà a raggiungere o a essere raggiunto dal proprio medico di famiglia. “Passavo su quel viadotto due volte al giorno – racconta il professionista – anche quel 14 agosto avrei dovuto percorrerlo”.

Antioco Fois

data pubblicazione : 26/09/2018