Non c’è fretta per il riscatto under 45

Il governo ha parlato di un riscatto agevolato per chi ha fino a 45 anni di età. Ma la norma ancora non esiste.

La disposizione è infatti contenuta in uno schema di decreto legge ­– lo stesso di Quota 100 e del Reddito di cittadinanza – che ancora non è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale, e quindi non è efficace.

Al momento la bozza in circolazione dice questo:

All’articolo 2 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 184, è aggiunto, in fine, il seguente comma:

“5-quater. La facoltà di riscatto di cui al presente articolo, dei periodi da valutare con il sistema contributivo, è consentita, fino al compimento quarantacinquesimo anno di età, anche ai soli fini dell’incremento dell’anzianità contributiva. In tal caso, l’onere dei periodi di riscatto è costituito dal versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al livello minimo imponibile annuo di cui all’articolo I, comma 3, della legge 2 agosto 1990, n. 233, moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori dipendenti, vigenti alla data di presentazione della domanda.

Per capire il testo occorre fare una premessa. Normalmente quando si chiede un riscatto, l’ente previdenziale fa finta che l’iscritto, durante il corso di studi, abbia guadagnato quanto guadagna oggi. Grazie a questo artifizio, il lavoratore al momento di andare in pensione potrà ricevere un assegno commisurato all’attuale tenore di vita.

La nuova norma, invece, consentirebbe a un lavoratore under 45 di chiedere un riscatto “anche ai soli fini dell’incremento dell’anzianità contributiva”. Quindi i contributi sugli anni universitari da riscattare non verrebbero calcolati sui suoi guadagni di oggi ma su un reddito convenzionale (che oggi corrisponde a 15.882,81.euro lordi annui). Il contributo da pagare per ogni anno di riscatto sarebbe quindi di 5.241,32 euro (cioè il 33% del reddito).

Piccolo problema: per come è scritta adesso la disposizione, non è chiaro se questi contributi ­– versati “ai soli fini dell’incremento dell’anzianità contributiva” – daranno diritto a un vantaggio economico o se serviranno solo a maturare anni di anzianità.

Un pasticcio di cui si è reso conto anche il Governo, che ha lasciato intendere che ci saranno modifiche. L’obiettivo sarebbe quello di dare un valore pensionistico anche a questo riscatto, seppur limitato ai pochi contributi versati. Allo studio ci sarebbe anche la possibilità di innalzare fino a 50 anni l’età entro cui fare richiesta.

Per fare una valutazione sensata occorrerà quindi aspettare il decreto legge vero e proprio o, ancora meglio, attendere il momento della sua definitiva conversione in legge. Cosa che accadrà probabilmente a marzo 2019.

Postilla per i medici dipendenti: non è affatto detto che questo riscatto Inps sia la soluzione più economica per coprire gli anni di studio. Per chi fa poca libera professione potrebbe essere più conveniente chiedere all’Enpam un riscatto sul Fondo generale (Quota B).

Postilla bis per gli studenti del 5° e 6° anno di medicina e odontoiatria: se si iscrivono oggi all’Enpam, in futuro non avranno bisogno di riscattare quegli anni.

Gabriele Discepoli

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data pubblicazione : 23/01/2019