Futuri dentisti a scuola di professione

Da Trieste a Palermo, mappa dei corsi che preparano gli studenti a gestire uno studio e a difendersi dalle ‘sirene’ delle low cost

Aiutare i futuri dentisti a essere non solo buoni odontoiatri, ma anche buoni professionisti, in grado di gestire al meglio lo studio, il rapporto con soci, dipendenti e, di conseguenza, quello con il paziente.

Oltre all’ateneo dell’Aquila, che come raccontato dal Giornale della Previdenza 3/2017 ha inserito l’insegnamento ‘Avviamento all’esercizio della professione’ tra le materie obbligatorie, sono tante le realtà in cui, insieme alle associazioni di categoria, si stanno intensificando gli sforzi per arrivare a standardizzare percorsi formativi che colmino il gap.

Deontologia, gestione della professione autonoma ma anche “comunicazione sarebbero ‘attrezzi del mestiere’ indispensabili, ma non sempre presenti nel percorso universitario” – dice Valentina De Luca, referente Andi di Trieste. Due anni fa nel capoluogo friulano si è fatta una esperienza “su richiesta degli stessi studenti” che però poi non si è ripetuta. Si tratta di un percorso che si potrebbe riaprire inserendo magari “un po’ di psicologia, non se ne parla mai. Il paziente – dice De Luca – non è solo una bocca. Bisogna saperlo per diventare buoni odontoiatri”.

Altre realtà hanno fatto tentativi spot, nonostante dal 2012 esista un apposito protocollo siglato tra Andi e Università. A Firenze, ad esempio, si sono svolti corsi specifici in un paio di circostanze, poi ci si è concentrati sull’attività associativa di Andi young, spiega Gabriella Ciabattini.

In Piemonte si è spinto sul progetto Fixo (Formazione e innovazione per l’occupazione), portato avanti da Andi insieme all’Università e a Italia Lavoro (oggi Anpal), che al momento vede l’adesione di circa 250 neolaureati di tutta Italia a cui viene data la possibilità di imparare il mestiere negli studi professionali attraverso il nuovo strumento dell’apprendistato di alta formazione e ricerca.

L’obiettivo, spiega Virginio Bobba, presidente Andi Torino, resta quello di dare un’opportunità in più ai giovani e “non lasciare che finiscano tutti nelle catene low cost”.

Uno degli esempi più strutturati è quello di Roma. I giovani dentisti oggi sono spesso “disinformati sul complesso capitolo dello start-up di un’attività odontoiatrica libero professionale” sottolinea Sabrina Santaniello. Qui, Andi ha siglato con le università un accordo quadro che ha portato al ‘Corso di avviamento alla professione’, “un percorso virtuoso che, a partire dal quarto anno, accompagna lo studente fino alla laurea con quattro o più ore di lezione”.

Il progetto è stato poi potenziato estendendo il Protocollo d’intesa anche alla Cao Roma, arricchendo il corso “con argomenti di natura deontologica, di bioetica e bio-diritto, nonché – conclude Santaniello – approfondendo gli aspetti previdenziali con il Progetto giovani Enpam”.

Il format più utilizzato – in accordo con l’università – è però quello del corso facoltativo di 4-5 ore destinato agli studenti del V e VI anno. Funziona così, ad esempio, a Bari (dove i corsi si tengono da dieci anni), Parma, Ancona e Modena.

A Padova esiste sia “un corso per l’approccio pratico alla professione sia un corso di etica e deontologia”, spiega Ferruccio Berto. Lui tiene un corso di etica, mentre il collega Giuliano Tonon, presidente Cao di Belluno, istruisce gli studenti su avviamento e gestione dello studio. Il corso si compone di un modulo di 14 ore, suddivise in 4-5 giornate, al termine del quale è necessario sostenere un test.

Luca Mocci di Andi Cagliari sottolinea invece l’importanza di approfondire gli aspetti burocratici, visto che ci sono “fino a 108 adempimenti per aprire uno studio”.

Altra formula quella messa in campo da Bologna, dove da inizio 2018 partirà un percorso formativo extraclinico. Si tratta, spiega Roberto Calandriello, di un progetto pilota post laurea, rivolto a under 29 e senior titolari di studio che svolgono il ruolo di tutor, maturando allo stesso tempo crediti Ecm. Dopo quattro lezioni teoriche, gli studenti frequenteranno gli studi dei tutor per cimentarsi nell’attività pratica.

Silvia Gasparetto

I COMMENTI – Perché sono importanti

data pubblicazione : 10/01/2018