Defibrillatori in uffici pubblici e sui mezzi di trasporto

La cultura della prevenzione segna un successo politicamente trasversale. In questi giorni arriva nell’Aula della Camera una norma che rende obbligatoria la presenza dei defibrillatori negli uffici pubblici con più di 15 dipendenti, nei porti, aeroporti e stazioni, ma anche su alcuni mezzi di trasporto.

La norma prevede anche l’introduzione dell’insegnamento della rianimazione cardiopolmonare di base e di utilizzo del Dae (defibrillatori automatici esterni) nelle scuole medie e superiori.

Il testo – che per diventare definitivamente legge dovrà essere approvato anche in Senato, probabilmente in autunno – ha raccolto il favore di tutte le forze politiche e parte dall’assunto che  in condizioni di emergenza derivanti da un arresto cardiaco, gli elementi fondamentali in grado di garantire la sopravvivenza sono rappresentati dalla capacità di eseguire manovre di rianimazione cardiopolmonare utili a guadagnare tempo in attesa dell’arrivo dei soccorsi, nonché dalla defibrillazione precoce.

Risorse per 14 milioni di euro

Per l’attuazione dei nuovi obblighi introdotti, come contributo dello Stato, la norma ha previsto risorse nei limiti di 4 milioni di euro per il 2020 e 2 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2021 al 2025, anno entro il quale le strutture sono tenute ad adeguarsi.

Si stabilisce, poi, che gli enti territoriali incentivino, anche attraverso l’individuazione di misure premiali, l’installazione di Dae nei centri commerciali, nei condomini, negli alberghi e nelle strutture aperte al pubblico nel rispetto della normativa vigente.

Non a caso, sono previste campagne di informazione e sensibilizzazione, soprattutto con studenti e genitori.

L’importanza della formazione

Vengono introdotte anche alcune modifiche alla legge 120 del 2001 che norma l’utilizzo dei defibrillatori semiautomatici in ambiente extraospedaliero.

In particolare, a poter usare i defibrillatori automatici – accanto a quelli semiautomatici – potrà essere anche il personale sanitario non medico, nonché il personale non sanitario che abbia ricevuto una specifica formazione nelle attività di rianimazione cardio-polmonare.

Inoltre, la norma dispone che, in assenza di personale sanitario o non sanitario formato, nei casi di sospetto arresto cardiaco è comunque consentito l’uso del defibrillatore semiautomatico o automatico anche a una persona non in possesso dei requisiti citati.

Viene poi espressamente sancita la non punibilità delle azioni connesse all’uso del defibrillatore, nonché alla rianimazione cardiopolmonare, intraprese dai soggetti che agiscano in stato di necessità nel tentativo di prestare soccorso a una vittima di sospetto arresto cardiaco.

Defibrillatori anche dove ci si allena

Infine, vengono apportate alcune modifiche in tema di dotazione e utilizzo dei defibrillatori da parte delle società sportive dilettantistiche e professionistiche. Si specifica, infatti, che l’obbligo di possederne uno sussiste durante le competizioni, ma anche durante gli allenamenti, nonché nelle altre attività come i trasferimenti e i ritiri.

Così come chiedeva da tempo anche la Fondazione di ricerca scientifica “Giorgio Castelli”, impegnata da 13 anni nel divulgare e promuovere la cultura dell’emergenza e del primo soccorso (avevamo raccontato qui la storia del suo fondatore, il dottore Vincenzo Castelli).

Maria Chiara Furlò

La norma

data pubblicazione : 24/07/2019