Cumulo vietato e finestre per la Quota 100

Chi vorrà scegliere la nuova ‘Quota 100’ per anticipare la pensione Inps dovrà rinunciare al cumulo tra assegno previdenziale e redditi da lavoro. E attendere una delle nuove finestre di uscita.

Due meccanismi già visti in passato che dovrebbero contribuire a ‘depurare’ la platea di quanti sceglieranno di lasciare in anticipo il mondo del lavoro.

Le misure del nuovo pacchetto previdenza saranno varate con un disegno di legge ad hoc, solo dopo l’approvazione della manovra che ne contiene la dotazione finanziaria e che sarà inviata oggi alle Camere per l’inizio dei lavori di aula.

GIRO DI VITE SUL CUMULO

Chi al bivio tra legge Fornero e Quota 100 sceglierà la via più breve troverà al traguardo, oltre ad un assegno più magro , il divieto di cumulare più di 5mila euro annui di redditi da lavoro.

Un limite che varrà per i primi due anni di pensionamento per quanti sceglieranno il nuovo sistema.

Un meccanismo non nuovo introdotto nel ’94 per evitare un’emorragia in uscita dal mondo del lavoro e rivisto nel 2009, da quando le pensioni d’anzianità sono diventate totalmente cumulabili con redditi da lavoro sia autonomo che dipendente.

Un’apertura tuttavia contraddistinta da zone grigie, nelle quali il divieto è rimasto per alcune particolari situazioni. Se con l’entrata in vigore del decreto legge 112/2008 di abrogazione non c’è più limite al cumulo dei redditi con pensione di vecchiaia, anzianità o anticipata, i paletti sono però rimasti per i trattamenti erogati con il sistema misto o retributivo.

Vale a dire per gli assicurati in possesso di contribuzione al 31 dicembre 1995.

Per le prestazioni maturate integralmente con il sistema contributivo (per chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995) il cumulo della pensione con i redditi da lavoro è ammesso se il titolare ha raggiungo una determinata soglia di età (60 anni per le donne, 65 per gli uomini), ha 40 anni di contribuzione oppure ha 61 anni di età e 35 di contributi.

L’incognita resta per quelle lavoratrici che hanno scelto l’opzione donna. C’è infatti da chiarire – fattispecie non specificata dal legislatore – se per le donne che abbiano optato per la pensione liquidata con il sistema contributivo (con 57 anni e 3 mesi di età e 35 di contributi) sia ammesso il cumulo con redditi da lavoro.

Esiste, invece, una incumulabilità – anche se parziale – con l’assegno ordinario di invalidità o pensioni di invalidità.

Oltre una certa soglia di reddito, infatti, ai lavoratori dipendenti del settore privato e agli autonomi titolari dell’assegno ordinario di invalidità spetta un assegno più leggero.

Chi, invece, è titolare di una pensione di inabilità (legge 335/1995) non può svolgere attività lavorativa dipendente o autonoma.

Per inciso, con l’Enpam non esiste il divieto di cumulo ed è sempre possibile continuare a esercitare la libera professione anche dopo il pensionamento.

FINESTRE E PREAVVISO

In attesa di conoscere nel dettaglio i tempi di accesso a ‘Quota 100’, nel nuovo sistema per andare in pensione è spuntato nuovamente il meccanismo delle ‘finestre’.

In pratica, i lavoratori privati avranno a disposizione quattro finestre trimestrali per uscire fino a tre mesi dopo il raggiungimento del diritto alla pensione. Intervallo di tempo che può estendersi a sei mesi per i dipendenti pubblici, che avranno due sole finestre annuali.

Il Governo sarebbe oltretutto intenzionato a introdurre un preavviso di pensionamento.

I lavoratori del pubblico che decidono di accedere a ‘Quota 100’ lo dovranno comunicare con almeno tre mesi di anticipo, per poi attendere che si apra la prima finestra di accesso utile per il pensionamento.

Anche in questo caso, il motivo sembrerebbe quello di garantire la continuità dell’azione amministrativa a fronte di una potenziale ma poco probabile ‘valanga’ di dimissioni nel settore della pubblica amministrazione, in particolare negli ospedali.

Claudio Testuzza

data pubblicazione : 31/10/2018