Cicone il ‘medico di tutti’ con la professione nel Dna

Medico caritatevole e capostipite di una ‘dinastia’ di camici bianchi.

Carlo Cicone sarà commemorato domani a Sulmona e a Roma dai suoi discendenti in occasione del 70esimo anno dalla scomparsa e a dieci anni dall’intitolazione di una piccola piazza a Pietransieri di Roccaraso, città natale del medico in provincia dell’Aquila.

Cicone nasce il 2 gennaio 1878, ultimo dei nove figli del sindaco Domenico Cicone e della baronessa Emilia Di Battista. Nel luglio 1908 si laurea in Medicina e chirurgia alla Regia Università degli Studi di Roma, con la proclamazione del rettore Alberto Tonelli.

Proprietario terriero, alla carriera accademica preferisce esercitare nel suo amato Abruzzo.

Diventa medico condotto nel paese d’origine e a Pettorano sul Gizio, in provincia dell’Aquila.

Assume poi la direzione sanitaria di penitenziario e distretto militare di Sulmona “prestando in modo particolare assistenza ai prigionieri di guerra e insegnando insieme ai fratelli sacerdoti Innocenzo e Mariano”, si legge nel bollettino “Roccaraso news”, pubblicato in occasione dell’intitolazione della piazza.

Nel frattempo, diventa pubblicista per diverse riviste di settore, come ‘Paris Medical’, ‘Rinascenza medica’, ‘Scienza e vita’, ‘Terapia e Medicina internazionale’ e intraprende rapporti epistolari con clinici dell’epoca, tra i quali, Agostino Carducci, Cesare Frugoni, Nicola Pende.

A guerra ancora in corso condannò con sdegno dalle pagine della stampa locale l’eccidio nazista commesso nella sua Pietransieri il 21 novembre 1943, quando per ritorsione i soldati tedeschi trucidarono 128 persone inermi, tra cui 60 donne e 34 bambini al di sotto dei 10 anni in località bosco di Limmari.

In una nota dei familiari, Carlo Cicone è ricordato come “il medico di tutti” che “non accettava ricompense dai bisognosi” e provvedeva alle spese per i farmaci che occorrevano loro.

‘DINASTIA’ DI CAMICI BIANCHI

Mario e Fernando sono i due i figli che hanno seguito le orme professionali del medico abruzzese, dando poi luogo a una ‘dinastia’ di camici bianchi che tra discendenti veri e propri e acquisiti annovera 14 “dottori”.

Mario, classe 1912, diventa direttore dell’Ospedale militare di Bologna, camice stellato con il grado di generale, scomparso nel 1992. Contribuirà al ‘primato’ di famiglia tramite il figlio Emilio, cardiologo in servizio all’Ospedale capitolino San Giovanni dell’Addolorata, mentre il nipote Francesco si è specializzato in Medicina nucleare per poi trasferirsi in Svizzera.

Fernando, nato nel ’45 e sposato con una specialista in Allergologia, ha esercitato per quarant’anni nel reparto di Medicina interna dell’Ospedale civile di Sulmona.

Anche Lia, Maria e Franca, figlie del capostipite Carlo, avranno altri camici bianchi in famiglia.

Maria, figlia del capostipite Carlo, sposerà Augusto Di Cesare, èd madre di Massimo. Padre e figlio sono entrambi specializzati in odontoiatria. Odontoiatri anche i cugini Eduardo Filippello, Achille e Pier Paolo Melgar.

Anche i figli di Franca, Carlo e Luigi Oscar Manti, sono diventati dentisti.

Un ‘record’ che, con 31 pronipoti, è destinato ad essere aggiornato.


Antioco Fois

data pubblicazione : 23/10/2019