Atlante2, aggiornamenti dal Presidente per gli iscritti

sede enpamCari colleghi,

in questi giorni i media hanno dedicato ampio spazio alla vicenda di Atlante2 e all’eventualità di una partecipazione all’iniziativa da parte degli enti previdenziali privati. La posizione dell’Enpam, limpida e trasparente sin dall’inizio, è stata condivisa con gli organi di amministrazione e controllo della Fondazione e con i vertici delle altre Casse. Un’ampia informativa è stata quindi data ai componenti dell’Assemblea nazionale Enpam e ai sindacati di categoria.

Considero doveroso da parte mia rivolgermi a voi per comunicarvi quanto è accaduto e le ragioni che hanno guidato le nostre scelte.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, insieme al ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, e al sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Claudio De Vincenti, hanno convocato il Presidente e i vice Presidenti di Adepp lo scorso 21 luglio. Durante l’incontro è stato chiesto l’impegno a sostenere il sistema Italia dal potenziale rischio bancario legato ai crediti deteriorati (NPL), specie del Monte dei Paschi di Siena, tramite un investimento di 500 milioni di euro.

In quell’occasione, in qualità di presidente di Adepp, mi sono impegnato a convocare il prima possibile l’assemblea dell’Associazione e ho chiesto una circolare ministeriale che autorizzasse eventualmente questa tipologia di investimento, insieme a un comunicato politico di supporto. Su questi punti ho ricevuto la disponibilità di Renzi.

Di tutto ciò ho dato comunicazione venerdì 22 luglio nel corso del Cda Enpam, durante il quale abbiamo sostanzialmente condiviso di continuare la trattativa politica.

Lunedì 25 luglio l’assemblea di Adepp ha adottato una delibera di sostegno e di impegno politico all’iniziativa. Ve la riporto di seguito per maggiore comodità:

L’assemblea dell’Adepp sottolinea l’importanza di investire a sostegno del sistema Paese nel quale i professionisti operano e valuta con la massima attenzione l’investimento in Atlante2. Considerata la priorità del ruolo dei cda, del rispetto delle asset allocation e delle procedure nelle proprie politiche di investimento, nell’attesa di ricevere le proposte tecniche per le necessarie valutazioni sui rischi e sul rendimento nonché le formali direttive da parte dei ministeri vigilanti in materia di investimenti

DELIBERA

di sostenere l’iniziativa Atlante2.

Risulta evidente un’assenza: nella delibera non è specificato né l’ammontare né la tempistica dell’investimento. Sarebbe stato impossibile, per una questione di metodo e una di merito.

Dal punto di vista metodologico, infatti, non avremmo potuto procedere senza un’indicazione ministeriale che, nel ribadire la nostra natura privata, ci avesse esplicitamente autorizzato a fare quel tipo di operazione, qualificando i crediti deteriorati come un investimento a sostegno del Paese. Solo a quel punto saremmo potuti passare a una valutazione di merito, in cui i tecnici analizzando i dati dei business plan (a che prezzo comprare e cosa) avrebbero valutato gli indici di redditività di un’eventuale partecipazione.

Oggi, nonostante gli impegni presi, non abbiamo ricevuto alcuna autorizzazione metodologica. E i tecnici Enpam ci dicono che ai valori di acquisto comunicati fino a questo momento (32% del valore nominale dei crediti, contro il 36% presente a bilancio del Monte dei Paschi) non può esistere un’aspettativa di redditività.

Del resto è nostro dovere istituzionale procedere solo a investimenti che abbiano un rapporto tra rischio e rendimento atteso coerente con un profilo prudente e protettivo del capitale impiegato, nella consapevolezza però che se il mondo del lavoro va in difficoltà, è lo stesso flusso di contributi ad andare in crisi. Per cui riteniamo corretto procedere anche valutazioni di sistema e di professione.

Finora sono mancate le condizioni per tradurre in atti pratici la nostra disponibilità dichiarata ad ascoltare le difficoltà del Paese, e di conseguenza non è stato convocato un Cda straordinario della Fondazione Enpam. Da parte nostra resta vigile l’attenzione verso lo stato di salute del sistema in cui prestano la propria opera i nostri iscritti, ma rimaniamo fermi nella nostra convinzione: non possiamo fare investimenti a fondo perduto perché nessun padre di famiglia assennato ne farebbe.

Cari saluti.
Alberto Oliveti

data pubblicazione : 04/08/2016